Abbiamo voluto dedicare una rubrica alle voci centrali dell’antimafia, figure che hanno sacrificato la propria libertà personale per difendere la legalità e il diritto all’informazione in Italia, è stata per questa redazione il modo per risarcire chi ha messo faccia, cuore e penna per cambiare lo storture del nostro paese, pagando un prezzo salatissimo, quello della libertà. La lotta alla criminalità si incarna nel coraggio dei giornalisti sotto scorta, come Paolo Borrometi, Sandro Ruotolo, Mimmo Rubio, Marilena Natale, Federica Angeli, Paolo Berizzi, Sigfrido Ranucci e Nello Scavo. Questi professionisti non solo denunciano le infiltrazioni mafiose nella politica, le agromafie, il devastante sodalizio tra camorra e Stato nella gestione dei rifiuti tossici in Campania, ma rivelano anche l’esistenza di fenomeni emergenti e sottovalutati, come la mafia libica e l’ascesa del neofascismo e neonazismo. Per loro, raccontare la realtà è l’essenza stessa dell’antimafia, un servizio fondamentale per la società, anche quando ciò comporta vivere nell’isolamento, subire minacce e affrontare campagne diffamatorie.

Interviste sotto scorta/ Paolo Borrometi: “Dall’inchiesta sulle infiltrazioni della mala nella politica alle agromafie: per questo vivo blindato dal 2014”
Paolo Borrometi, giornalista siciliano coraggioso e determinato, vive sotto scorta dal 2014 a causa delle sue coraggiose inchieste sulle infiltrazioni mafiose nella politica e sulle agromafie di Sicilia orientale. Minacciato fin dal 2012, è stato aggredito brutalmente e ha subito l’incendio doloso della sua casa, episodi che non lo hanno fermato nella sua instancabile battaglia contro la criminalità organizzata. Protetto dallo Stato e sostenuto dall’affetto della famiglia e dagli uomini della scorta, che definisce “angeli custodi”, Borrometi continua a fare luce su verità scomode con rigore e passione. Rifiuta l’etichetta di “eroe” o “giornalista antimafia” perché per lui fare il giornalista significa semplicemente raccontare la realtà, senza cedere alla paura o all’omertà. La sua testimonianza incarna una resilienza esemplare e un impegno civile profondo, difendendo ogni giorno il diritto all’informazione e la giustizia in una terra segnata da violenza e silenzi.
Interviste sotto scorta/ Ruotolo: “Quel sodalizio camorra-Stato per la gestione dei rifiuti mi è costato la libertà”
Sandro Ruotolo, cronista campano dal 1974 e oggi eurodeputato, vive sotto scorta dal 2015 a causa delle sue inchieste scomode sul devastante sodalizio tra camorra e Stato nella gestione illegale dei rifiuti in Campania. La sua celebre indagine “Inferno Atomico” ha rivelato lo smaltimento tossico occulto affidato al clan dei Casalesi, guidato da Michele Zagaria, che lo minaccia apertamente con intimidazioni brutali e continue. Ruotolo denuncia la drammatica situazione della “Terra dei Fuochi”, dove discariche invisibili e roghi tossici avvelenano l’ambiente e la salute di intere comunità. Forte di una profonda passione civile, è impegnato sul territorio anche come consigliere comunale, sfidando costantemente il potere mafioso. Pur vivendo una vita sotto protezione, Ruotolo rivendica la libertà di raccontare la verità, sicuro che solo attraverso la giustizia e la presenza dello Stato si possa sperare in un futuro migliore.
Interviste sotto scorta: parola a Mimmo Rubio
Mimmo Rubio, giornalista campano coraggioso e testimone diretto della lotta contro la camorra, vive sotto scorta dal 2020 a causa delle minacce ricevute per le sue inchieste sulla collusione tra potere politico e criminale nel territorio di Napoli nord. Nato e cresciuto ad Arzano, ha affrontato intimidazioni e atti violenti fin dagli anni ’90, denunciando con determinazione le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici e la connivenza di politici corrotti, contribuendo allo scioglimento per mafia del consiglio comunale. Rubio racconta una realtà dura fatta di minacce, aggressioni e “stese” mafiose sotto casa, ma trova forza nell’impegno quotidiano, nel dialogo con i giovani e nella passione per il giornalismo d’inchiesta. Nonostante la vita blindata e il peso della protezione, continua a denunciare senza paura, convinto che il suo lavoro sia un servizio fondamentale per la società e la giustizia.
Interviste sotto scorta, Marilena Natale: “Ormai sono i politici ad andare dalla camorra”
Marilena Natale, giornalista coraggiosa e storica cronista antimafia, vive sotto scorta dal 2017 dopo aver denunciato le infiltrazioni dei clan Casalesi e la corruzione politica nella “Terra dei Fuochi”. Attraverso inchieste serrate, ha portato alla luce traffici illeciti di rifiuti tossici, con gravi conseguenze ambientali e sanitarie, e ha documentato come la camorra sia profondamente intrecciata con la politica locale. La sua vita è segnata da minacce continue, privazioni e una protezione che le ha tolto molte libertà, ma Marilena resiste con forza, determinata a non tacere e a far sentire la voce di chi subisce ingiustizie. Convinta che la mafia non si sconfiggerà facilmente, continua a lottare per la sua terra, offrendo un esempio di coraggio e passione civile.
Interviste sotto scorta, Federica Angeli e la mafia che nessuno chiamava mafia
Federica Angeli, giornalista di Roma, da oltre vent’anni si occupa di cronaca nera e antimafia, vivendo sotto scorta dal 2013 per le sue inchieste che hanno smascherato il clan Spada di Ostia. Prima di allora, a Ostia nessuno osava chiamare mafia la malavita locale, ma grazie a lei questa realtà è stata riconosciuta e contrastata anche legalmente. Dopo aver subito minacce, aggressioni e il sequestro da parte dei clan, Federica ha resistito, denunciando la corruzione e i legami tra criminalità organizzata e politica. Madre di tre figli, ha dovuto conciliare la sua vita privata con la protezione costante, trasformando le difficoltà in un impegno a educare e sensibilizzare anche i più giovani. Crede fermamente che parlare di mafia sia essenziale per sconfiggerla e sostiene la formazione di nuovi giornalisti impegnati nell’antimafia.
Interviste sotto scorta/ Paolo Berizzi: “Fascismo e mafia lavorano nello stesso modo: al buio”
Paolo Berizzi, giornalista bergamasco, da oltre vent’anni si occupa di neonazismo, neofascismo e intolleranze, vivendo sotto scorta dal 2019 per le minacce ricevute. Ha denunciato l’ascesa dell’estrema destra in Italia, evidenziando come oggi i gruppi neofascisti siano legittimati e parte del governo, con pericolose ricadute sociali. La sua inchiesta mostra come fascismo e mafia operino in modo simile, entrambi cercando di controllare il territorio “al buio” con intimidazioni e violenze. Nonostante l’isolamento e le difficoltà, Berizzi continua a lottare grazie ai suoi valori antifascisti e al senso civico, convinto che il giornalismo debba essere uno strumento civile di denuncia. Il suo impegno è una risposta all’allarme di una “galassia nera” che si sente oggi protetta e rialza la testa in Italia.

Interviste sotto scorta/ Parla Stefania Battistini: “Io minacciata, ma è un prezzo da pagare per chi sfida la propaganda”
La giornalista Stefania Battistini, inviata del Tg1, si trova oggi sotto scorta dopo essere diventata bersaglio di una campagna di odio e minacce filorusse. Tutto è iniziato con un servizio nella regione di Kursk, teatro di scontri tra truppe ucraine e russe, dove Battistini ha documentato fatti che Mosca non voleva divulgare, come la perdita di controllo di Sudža, hub strategico di Gazprom. Nicolai Lilin, scrittore e attivista filorusso, ha lanciato minacce pubbliche e il governo russo ha emanato un mandato di arresto internazionale contro di lei e il suo operatore. L’inviata racconta di un’ondata di odio senza precedenti sui social, orchestrata da decine di soggetti reali o bot, parte di un sistema di disinformazione globale. La reporter sottolinea come la propaganda sia un vero campo di guerra parallelo, capace di colpire i giornalisti anche a migliaia di chilometri dai conflitti. Ora ogni spostamento è pianificato con attenzione, evitando paesi che collaborano con la giustizia russa. Nonostante i rischi personali, Battistini rimane determinata: la notizia storica della guerra in Ucraina non poteva essere ignorata. La sua esperienza mostra il prezzo concreto della libertà di informazione e il coraggio necessario per raccontare la verità.
Interviste sotto scorta/ “La verità che allontana e fa paura”: Giletti racconta come lo hanno silenziato
Massimo Giletti racconta la sua esperienza sotto scorta a causa delle minacce del boss mafioso Filippo Graviano, che lo aveva accusato di ostacolare il ministro della Giustizia durante un’inchiesta sulle scarcerazioni di boss mafiosi durante la pandemia. Giletti ricorda come le rivolte nelle carceri e la gestione delle scarcerazioni abbiano nascosto accordi opachi a vantaggio delle organizzazioni criminali. Denunciato per diffamazione, e con la sua trasmissione “Non è l’Arena” chiusa nonostante ascolti buoni, il giornalista racconta il peso dell’isolamento e delle campagne diffamatorie per screditarlo. Critico verso il legame tra mafia, politica e finanza, Giletti mette in guardia sul fatto che finché questo rapporto persiste, la mafia rimarrà invincibile, e sottolinea il coraggio di chi continua a lottare nel giornalismo antimafia.
Interviste sotto scorta/ Sigfrido Ranucci: “La ‘ndrangheta voleva la mia morte. Una volta il mio omicidio fu fermato da Messina Denaro”
Sigfrido Ranucci, vicedirettore Rai3 e volto di Report, racconta le minacce ricevute dalla ‘ndrangheta, che nel 2021 gli ha assegnato la scorta dopo un tentativo di omicidio da parte di killer albanesi incaricati da un narcotrafficante legato a organizzazioni criminali eversive. Il giornalista non ha mai ceduto alla paura, proseguendo con inchieste scomode su mafia, traffici d’armi e politica corrotta. Ricorda come nel 2010 Matteo Messina Denaro fermò un altro progetto per eliminarlo, segno dell’influenza di grandi boss. La scorta ha cambiato la sua vita quotidiana ma ha creato un forte legame con gli agenti. Ranucci denuncia le continue intimidazioni ai giornalisti in Italia e le leggi liberticide che limitano la libertà di stampa, sottolineando l’importanza di continuare a parlare di mafia e verità.

Interviste sotto scorta/ Rosaria Capacchione: “Dagli anni ‘80 lotto contro i Casalesi. Schiavone? Un pentimento finto”
Rosaria Capacchione racconta la sua lunga esperienza di giornalista impegnata nella lotta alla camorra, iniziata negli anni ’80 in Campania. Sottolinea l’importanza di essere presenti sul territorio per documentare con rigore la realtà criminale e spiega come la criminalità organizzata sia sempre esistita, ma oggi la società civile abbia maggiori strumenti per riconoscerla e contrastarla. Critica il falso pentimento di Francesco Schiavone (“Sandokan”), ritenendolo un gesto strumentale senza reale valore investigativo. Pur vivendo sotto scorta dal 2008 per minacce legate al processo Spartacus, non ha mai pensato di abbandonare il suo impegno. Capacchione invita i giovani a studiare e sviluppare senso critico, fondamentali per cambiare la realtà e affrontare le nuove forme di mafia che si celano dietro frodi, gioco online e cripto-valute.
Interviste sotto scorta/ Nello Scavo: “Nessuno parla della mafia libica eppure esiste, e io sono sotto protezione a causa sua”
Nello Scavo, giornalista e corrispondente di guerra originario di Catania, vive sotto scorta dal 2019 a causa delle minacce provenienti dalla mafia libica, riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano solo di recente. Le sue indagini hanno rivelato che i gruppi mafiosi libici controllano rotte migratorie, traffici di petrolio, armi e droga, collegandosi anche a contesti internazionali come Malta. Scavo racconta il paradosso di lavorare in zone di guerra con più libertà rispetto alla tutela in Italia, dove sente un forte senso di responsabilità verso chi lo protegge. Denuncia la sottovalutazione internazionale del fenomeno mafioso e sottolinea come l’eredità di Falcone e Borsellino ispiri lui e altri giornalisti coraggiosi. Avverte che la mafia vince se si tace, perché ignorare i problemi sociali e criminali equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Interviste sotto scorta/ Fiamma Nirenstein “L’antisemitismo non è mai morto, non mi sento al sicuro in Italia”
Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice ebrea italiana, vive sotto scorta dal 2000 a causa delle minacce ricevute da estremisti islamisti e antisemiti. Ha iniziato la carriera nel 1977, occupandosi di antisemitismo, Medio Oriente, terrorismo e diritti umani, intervistando figure come Arafat e Rabin. La protezione dello Stato ha avuto un impatto psicologico, ma le ha permesso di continuare il lavoro in sicurezza. Con il nuovo conflitto israelo-palestinese, Nirenstein si sente più minacciata in Italia, dove l’antisemitismo riemerge sotto varie forme. Ha subito intimidazioni ma non ha mai rinunciato al giornalismo, considerandolo un diritto civile fondamentale. Sottolinea come l’antisemitismo sia alimentato da paura e incomprensione, ripresentandosi storicamente in forme diverse. Vede analogie tra la lotta contro la mafia e quella contro l’antisemitismo, entrambe basate sulla difesa della vita e della giustizia. La sua esperienza mette in luce la persistenza delle minacce e la necessità di coraggio nella difesa dei diritti umani.

