Il primo anno di #Noi Antimafia è stato caratterizzato anche da tante interviste. Hanno dialogato con i nostri autori i professionisti più diversi: da ex parlamentari che hanno denunciato l’uso strumentale della giustizia a giornalisti vittime di software spia. Uomini e donne che hanno fatto del coraggio e dell’impegno i motori del loro lavoro, sempre messo al servizio della collettività. Dacia Maraini, Roberta Bruzzone, Pietro Grasso e molti altri si sono raccontati ai nostri autori con fierezza e trasparenza, dimostrando a tanti giovani lettori che vale sempre la pena lottare per un mondo più giusto, dove illegalità e criminalità possono rappresentare solo un lontano ricordo. Non solo grandi opportunità per il lettore, ma un’occasione di crescita per i nostri stessi giornalisti.
Roberta Bruzzone: “Attenzione a come si racconta il male: si può favorire la fascinazione”
Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense con oltre vent’anni di esperienza, spiega come la narrazione mediatica influisca sull’immagine dei criminali, che possono affascinare nonostante la loro brutalità. Il racconto dei media, specie nelle serie crime, può distorcere la realtà, alimentando false teorie e causando dolore ai familiari delle vittime. Bruzzone sottolinea che i criminali spesso si nascondono dietro un’apparenza “normale” e che il narcisismo patologico è un tratto comune in molti assassini violenti, legato a manipolazione e senso di fallimento. Non si tratta quasi mai di malati, ma di persone consapevoli delle loro azioni. Fondamentale è il ruolo della famiglia nella formazione della personalità violenta, soprattutto nei primi anni di vita. Infine, mette in guardia contro la fascinazione per il male che una narrazione inadeguata può provocare.

Roberto Mistretta: “I miei giorni a Brancaccio con Pino Puglisi“
Brancaccio, quartiere di Palermo, è stato teatro di una piccola grande rivoluzione sociale grazie a don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993 per il suo impegno contro cosa nostra. Lo scrittore Roberto Mistretta racconta la storia di Giuseppe Carini, ex affiliato mafioso diventato testimone di giustizia grazie all’influenza di don Puglisi. Nonostante il sacrificio di Puglisi, Brancaccio non è cambiata profondamente: molti attivisti sono stati costretti ad allontanarsi e le strutture di sostegno sono diminuite. La Chiesa, pur avendo beatificato don Puglisi, non ha sostenuto concretamente la lotta antimafia nel quartiere. Don Puglisi, con il suo ascolto empatico e la dedizione ai bambini, ha lasciato un’eredità di speranza e coraggio, ma la strada verso il riscatto rimane lunga. La storia di Carini evidenzia anche le difficoltà dei testimoni di giustizia, spesso abbandonati dallo Stato.
L’ex senatore Esposito: “Un’inchiesta costruita a tavolino per colpirmi, così il diritto diventa un’arma”
L’ex senatore Pd Stefano Esposito racconta il suo calvario giudiziario durato sette anni, nato da un’indagine iniziata nel 2015 per presunti legami con la ‘ndrangheta del suo amico Giulio Muttoni, mai confermati. L’inchiesta, segnata da gravi irregolarità e violazioni procedurali, si è trasformata da indagine contro ignoti a processo per corruzione e turbativa, senza mai raccogliere prove concrete. Esposito denuncia un uso strumentale della giustizia, con intercettazioni invasive e accusa di un sistema giudiziario che spesso danneggia innocenti senza pagare per gli errori commessi. Pur non dichiarandosi innocente, ha visto l’archiviazione definitiva grazie a una sentenza della Corte costituzionale che ha smascherato l’illegittimità delle indagini. L’ex senatore critica l’assenza di responsabilità dei magistrati, invocando una riforma che tuteli chi subisce ingiustizie. La sua vicenda è emblema di un problema più ampio di equilibrio tra politica e magistratura in Italia.

Dacia Maraini: “Lo scrittore può creare coscienza per sconfiggere la mafia”
Dacia Maraini riflette sul ruolo fondamentale degli scrittori nella lotta alla mafia, sottolineando come la formazione di una coscienza collettiva sia la chiave per sconfiggere la criminalità organizzata, nata dall’ignoranza. In un’Italia che ancora gode di libertà di stampa, avverte però del pericolo di censura e di poteri che minacciano la democrazia, con riferimenti a modelli autoritari come quello di Trump negli USA. Sul tema dei diritti, come l’aborto, invita a difenderli attraverso la condivisione e la partecipazione, ricordando che sono frutto di lotte ancora incomplete. Sull’attuale leadership femminile in Italia, esprime speranza ma invita a giudicare dai fatti e non solo dalla rappresentanza simbolica, riconoscendo un positivo orientamento europeo del governo Meloni, sebbene con molte incognite ancora aperte.

Francesco Cancellato: “Perché sono stato spiato? È ovvio: perché sono un giornalista”
Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, racconta di essere stato spiato tramite lo spyware Paragon, un software israeliano usato da governi per sorvegliare giornalisti e attivisti. L’attacco, scoperto a dicembre 2024, è stato intercettato da Citizen Lab e riguarda anche altri casi internazionali. Tre indagini italiane sono in corso, ma il governo italiano ha imposto il segreto di Stato, limitando la trasparenza. Cancellato denuncia l’uso illegittimo di questo strumento, progettato per spiare terroristi e mafiosi, e sottolinea come sia stato
preso di mira semplicemente per il suo ruolo di giornalista e direttore, poiché attraverso il suo telefono si accede a informazioni sensibili e inchieste riservate. Nonostante tutto, conferma la sua volontà di continuare a lavorare senza paura, sfidando chi lo spia e lo minaccia.
Enza Rando: “Il Governo indebolisce la lotta alla mafia. Serve una risposta più forte”
Enza Rando, senatrice del Pd e avvocata di vittime di mafia, denuncia un indebolimento della legislazione antimafia da parte dell’attuale governo, che sottovaluta la mafia economica e limita strumenti fondamentali come il reato di abuso d’ufficio, le intercettazioni e la prevenzione patrimoniale. Critica la mancanza di attenzione verso la rieducazione dei boss detenuti e la protezione dei collaboratori di giustizia, troppo spesso abbandonati a sé stessi. Rando ricorda con affetto e dolore la testimone di giustizia Lea Garofalo, uccisa a Milano nel 2009, e sottolinea le falle nel sistema di protezione che non riuscì a salvarla. Pur riconoscendo difficoltà anche all’interno del suo partito, invita a rafforzare la lotta contro la mafia, puntando su prevenzione, giustizia efficace e sostegno sociale.
Claudia Fauzia: “La mafia non è più questione meridionale. Oggi siamo in pieno Northsplaining”
Claudia Fauzia riflette su come la mafia non sia più solo un fenomeno meridionale, ma si stia espandendo al Nord, seguendo interessi economici e capitali. Denuncia il “Northsplaining”, ovvero la tendenza del Nord a imporre narrazioni stereotipate sul Sud, ignorando le dinamiche coloniali e sociali che lo caratterizzano. Fauzia sottolinea l’importanza di una prospettiva decoloniale e intersezionale, legando femminismo e antimafia come lotte connesse contro oppressioni comuni. Critica il femminismo nazionale italiano, troppo localizzato e poco inclusivo. Per lei, l’antimafia è un impegno quotidiano che va oltre le istituzioni, radicato nella memoria e nelle pratiche sociali. Infine, difende la cultura e la lingua meridionale come strumenti di emancipazione e identità, contro la discriminazione e la narrazione dominante.
Marco Lombardo: “La democrazia è in pericolo. Proteggiamo i social dalle ingerenze straniere”
Marco Lombardo, senatore di Azione, evidenzia il pericolo che le ingerenze straniere rappresentano per la democrazia, soprattutto attraverso la manipolazione degli algoritmi dei social network. Con la proposta di legge “Scudo democratico” vuole tutelare i processi elettorali italiani, istituendo un comitato di esperti che monitori i flussi dati pre-elettorali per individuare segnali di “guerre ibride”. In caso di interferenze, si potrà sospendere le elezioni e applicare sanzioni a responsabili e piattaforme coinvolte. Lombardo sottolinea come queste manipolazioni siano invisibili ai cittadini e mette in guardia contro la disinformazione, riaffermando che la legge non limita la libertà di espressione ma garantisce trasparenza. Critica la lentezza legislativa sul tema e auspica un consenso ampio in Parlamento, nonostante possibili opposizioni politiche.
Federica Iandolo: “Rivalutare il ruolo delle donne nei ranghi del potere mafioso”
Federica Iandolo, giurista e ricercatrice indipendente, ha studiato il ruolo spesso sottovalutato delle donne nella ‘ndrangheta, sfidando l’immagine tradizionale di madri e custodi silenziose. Nel suo libro “Madrine di ‘ndrangheta” racconta donne che assumono ruoli di potere economico e decisionale, spesso in contesti geografici fuori dalla Calabria, come Emilia o Lombardia, dove non sono soggette agli stessi legami familiari e culturali. Iandolo sottolinea come la società e la legge abbiano faticato a riconoscere la criminalità femminile, spesso negando alle donne un ruolo attivo. Le collaboratrici di giustizia sono poche e la legge italiana non garantisce loro una tutela adeguata, soprattutto in termini di cambio d’identità permanente. L’autrice auspica riforme per offrire maggior protezione a queste donne, riconoscendo il loro coraggio nel rompere con la ‘ndrangheta e ricostruire una nuova vita.
Federica Angeli: “Così il mio libro 40 secondi sull’omicidio di Colleferro è diventato un film“
“40 secondi” è il film ispirato al libro-inchiesta di Federica Angeli che racconta l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, ucciso in soli 40 secondi dai fratelli Bianchi. Diretto da Vincenzo Alfieri, il film mantiene la scena dell’omicidio della durata reale, sviluppando il resto della trama sul contesto che ha preceduto e seguito la tragedia. Angeli ha collaborato come sceneggiatrice, confrontandosi con il passaggio dalla scrittura giornalistica all’arte narrativa cinematografica. L’obiettivo è rendere eterna la memoria di Willy, restituendo dignità alla sua famiglia attraverso immagini potenti. Angeli sottolinea l’importanza di una cronaca equilibrata, che dia voce a tutte le parti, lasciando al lettore il giudizio finale. La storia mostra come la violenza sia divenuta parte della “normale” quotidianità giovanile, alimentata anche dai social media e da una cultura che tollera comportamenti aggressivi. Il film vuole anche sensibilizzare sul peso emotivo che i cronisti neri portano, con Angeli che racconta la difficoltà di raccontare il dolore senza diventare insensibili.

Pietro Grasso: “Un fumetto per spiegare la mafia ai giovani. Dolore per la liberazione di Brusca? Chi può capirlo più di me?”
“Da che parte stai?” non è un fumetto qualunque: racconta la vita di Pietro Grasso, giudice del Maxiprocesso e presidente del Senato, e la sua lotta contro la mafia. Il libro usa il linguaggio dei giovani, con un protagonista di quattordici anni, per spiegare scelte difficili tra legalità e illegalità. Grasso condivide esperienze drammatiche, dal Maxiprocesso alle stragi fino alla liberazione controversa di Giovanni Brusca. Il fumetto mostra il valore della famiglia, del sostegno e del coraggio quotidiano contro minacce e violenza. La fondazione “Scintille di futuro” porta questi messaggi nelle scuole, formando cittadini responsabili. Grasso difende la collaborazione con lo Stato come arma contro la mafia e invita a combattere il consenso sociale al crimine. Sottolinea l’importanza del rispetto, della giustizia e della solidarietà per isolare la criminalità. Il fumetto diventa così uno strumento potente per educare e ispirare le nuove generazioni alla lotta antimafia.

