A pochi giorni dal referendum sulla Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, il confronto politico è entrato nel vivo. Nelle ultime settimane il dibattito ha assunto i toni di una vera campagna elettorale, con iniziative pubbliche e prese di posizione da parte dei principali esponenti politici e del mondo della giustizia. Durante un incontro a Terracina del 20 febbraio organizzato dalla federazione provinciale di Gioventù Nazionale, il senatore Nicola Calandrini (Fratelli d’Italia) ha invitato i sostenitori della riforma a mobilitarsi, sottolineando come l’esito della consultazione dipenderà in larga parte dalla partecipazione al voto. «Quello che farà la differenza sarà l’affluenza», ha affermato, aggiungendo che per i promotori del sì la riforma rappresenta un passaggio importante per il sistema giudiziario. Dall’altra parte, le forze che sostengono il no, con il Partito Democratico in prima linea, contestano l’impianto della riforma e chiedono di preservare l’autonomia della magistratura. Tra gli slogan utilizzati durante la campagna compare quello che invita a tenere la politica lontana dal potere giudiziario.

Le ragioni del sì
Tra i sostenitori della riforma c’è anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che in un videomessaggio allo stesso incontro di Terracina ha collegato l’iniziativa legislativa alle criticità emerse negli ultimi anni nel funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Il riferimento è al cosiddetto caso Palamara, che ha portato alla luce dinamiche interne e logiche correntizie nella gestione delle nomine. Secondo Delmastro, la riforma punta a rafforzare il sistema e a introdurre meccanismi più trasparenti, nell’ottica di «costruire un’Italia migliore». Sulla stessa linea si è espressa la deputata Sara Kelany (Fratelli d’Italia), che ha parlato della necessità di intervenire sul funzionamento del Csm. Secondo Kelany, l’attuale sistema sarebbe condizionato dalle correnti interne alla magistratura e la riforma avrebbe l’obiettivo di ridurre queste dinamiche.


Le critiche dell’opposizione
Le forze contrarie alla riforma ritengono invece che l’intervento non affronti i principali problemi della giustizia italiana. Durante un incontro pubblico a Latina il 24 febbraio, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sostenuto che la riforma incide su aspetti istituzionali delicati senza intervenire su questioni come la durata dei processi. Schlein ha inoltre criticato il metodo con cui la riforma è stata approvata in Parlamento, sostenendo che il confronto con le opposizioni sarebbe stato limitato. Tra i punti più discussi c’è il meccanismo del sorteggio per la selezione di alcuni componenti del Csm, considerato da diversi critici una scelta problematica.
Le perplessità di Carofiglio
Tra le voci più critiche figura anche lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio, che nel corso dello stesso evento di Latina ha espresso forti dubbi sull’impianto della riforma. Secondo Carofiglio, il ricorso al sorteggio rischierebbe di indebolire la legittimazione democratica degli organi coinvolti. Pur riconoscendo l’esistenza di problemi all’interno del Csm, l’ex magistrato ha sostenuto che una riforma dovrebbe intervenire per correggere le criticità senza compromettere l’equilibrio istituzionale.
Sondaggi e incognita affluenza
Anche i sondaggi mostrano un quadro in evoluzione. Nell’ottobre 2025 una rilevazione dell’istituto Izi indicava un ampio vantaggio del sì, con il 71% delle preferenze. Con l’avvicinarsi del voto, però, il margine si è progressivamente ridotto. Secondo un sondaggio BiDiMedia del 5 marzo 2026 il sì sarebbe al 51,8%, mentre una rilevazione Piepoli del giorno precedente lo colloca al 54%. Un’indagine Eumetra, basata su dati raccolti tra il 24 e il 25 febbraio, attribuisce invece un lieve vantaggio al no, al 50,7%. Il risultato resta dunque incerto. Un elemento che potrebbe risultare decisivo è l’affluenza: secondo un’analisi di YouTrend, con una partecipazione del 55,4% il risultato sarebbe sostanzialmente in equilibrio, mentre con un’affluenza intorno al 46% il no potrebbe prevalere.

