Riforma della giustizia, in attesa del referendum

Riforma della giustizia, in attesa del referendum

Un grande appuntamento elettorale sta scatenando ancora una volta un conflitto tra politica e magistratura: il referendum sulla giustizia che secondo alcuni non porta solo la firma del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma anche quella di Silvio Berlusconi. Il sogno di Forza Italia, storica sostenitrice della riforma, sta diventando realtà grazie al sostegno non solo delle componenti della maggioranza di governo, ma anche di fondazioni, comitati e vari esponenti dell’opposizione, che sempre hanno sostenuto un intervento costituzionale che potesse modificare profondamente le regole del “gioco” dei processi. Perché nonostante non si intervenga sulla lunghezza dei processi, si tocca in maniera concreta tutta la struttura della magistratura. 

Il punto più discusso: la separazione delle carriere 

Il punto nevralgico del dibattito sulla riforma è rappresentato proprio dalla separazione delle carriere. L’intervento, se approvato, porterebbe a una distinzione netta tra le carriere del pubblico ministero, che ha la funzione di indagare e trovare prove per formulare un’accusa, e quella del giudice. Le due figure, in questo modo, seguirebbero dei percorsi di studio e professionali del tutto separati, senza la possibilità di chiedere il passaggio dall’uno all’altro ruolo. L’obiettivo? Garantire maggiore imparzialità del giudice e dare più certezze al cittadino. 

Il Csm si spezza in due 

La riforma interviene anche sul Consiglio superiore della magistratura (Csm), che come previsto dall’art. 104 della costituzione, è l’organo che si occupa dell’autogoverno della magistratura. Come conseguenza della separazione delle carriere, verrebbero creati due Csm: uno per i giudici e l’altro per i pm. I due verrebbero presieduti dal Presidente della Repubblica, i membri avrebbero durata di quattro anni e ne fanno parte, oltre i vertici della Cassazione, dei consiglieri eletti tramite sorteggio.  

Introduzione dell’alta corte disciplinare 

Se oggi è il Csm a decidere quando e quali sanzioni devono essere fatte ai magistrati, con la riforma il compito spetterebbe all’Alta corte disciplinare. Verrebbe composta da 15 membri eletti in parte dal Capo dello Stato, mentre gli altri tramite sorteggio tra figure indicate dal parlamento e altri magistrati con requisiti specifici. L’intervento risponde all’esigenza di garantire che un organo terzo possa intervenire sulla condotta dei magistrati.  

L’ombra di Gelli 

Il nome di Licio Gelli, fondatore e leader della loggia eversiva P2, è quasi sempre presente accanto alle argomentazioni di chi contesta la riforma, soprattutto il punto sulla separazione delle carriere. Questo perché era anche uno degli obiettivi da raggiungere secondo il documento “Programma di rinascita democratica”, un programma di riforma della costituzione che la P2 voleva approvare. Scritta nel 1977, è stata ritrovata nel 1981 nel doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli, figlia dell’oscuro personaggio, e pubblicata poi dalla commissione parlamentare sulla loggia. 

Non solo Gelli: la bicamerale di D’Alema 

C’è stato un momento in cui la separazione delle carriere non faceva scandalo. Era il 1997 e della questione se ne è occupata la così detta “Bicamerale”, una commissione parlamentare istituita nel 1983 per elaborare le riforme costituzionali. Sono note le posizioni di Massimo D’Alena, ultimo presidente di quell’organo, che affermò apertamente la necessità di separare le carriere tra magistrati e giudici. La Bicamerale, allora sostenuta anche dalla neonata Forza Italia e dai gruppi di centro, cesserà le sue attività proprio nel 1998 in mancanza del sostegno bipartisan necessario per portare avanti i lavori. 

Il sogno di Silvio Berlusconi (e non solo) 

1994, 2001,2008. In ogni campagna elettorale del Cavaler Silvio Berlusconi la riforma della giustizia e la separazione delle carriere sono sempre stati dei cavalli di battaglia. Un sogno destinato a rimanere tale, perché l’ex premier non avrà mai la possibilità di vedere realizzato il suo sogno. Nonostante questo però, la riforma che oggi porta la firma del guardasigilli Nordio appare meno divisiva del previsto.  

I sostenitori (inaspettati) della riforma 

Tra le file dell’opposizione non mancano le voci a sostegno della riforma. Non è nuovo l’appoggio di Carlo Calenda e del suo partito Azione, sempre pronto a sostenere gli interventi del governo in materia di giustizia. Fermamente favorevole anche + Europa  e Emma Bonino, che insieme al leader dei Radicali Marco Pannella aveva sempre sostenuto la riforma. Maggiore ambiguità proviene invece da Italia Viva, astenuta il 30 ottobre 2025 alla Camera, quando è stato dato il via al referendum. Le argomentazioni? Favorevoli alla separazione delle carriere, contrati al sorteggio dei membri dei due Csm. Spicca poi il sostegno dei liberali, le cui posizioni vengono diffuse tramite la fondazione Einaudi. 

Le opposizioni all’attacco 

Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e AvS hanno barricato i rami del parlamento per protestare contro la riforma. L’argomentazione è sempre la stessa: rischio democratico, degenerazione della norma nel controllo dell’esecutivo sul potere giudiziario, mancanza di concretezza rispetto a un sistema che dovrebbe essere riformato vista la lunghezza dei processi. Oltre alle opposizioni si sono opposti alla riforma i vertici del Csm e molte figure: da Nicola Gratteri a Pietro Grasso.