Quello di Debora Serracchiani è un no convinto. La deputata e responsabile “giustizia” del Partito democratico ha raccontato a #Noi Antimafia le ragioni che la porteranno a battersi affinché gli italiani non approvino con il referendum la riforma della giustizia, fortemente voluta dal governo Meloni. Accusata di aver cambiato idea sulla separazione delle carriere, l’Onorevole Serracchiani liquida l’argomento rilanciando la sua storica linea. Non ha esitato quando ha smentito le voci sui numerosi esponenti del secondo partito italiano che vorrebbero approvare un provvedimento che cambia le regole del gioco della giustizia.
Perché è contraria alla riforma della giustizia?
«Ha presente i regali di Natale? Di solito non si vede l’ora di aprire il pacco, ma poi può accadere che ci sia una sorpresa indesiderata. È proprio questo il caso della riforma della Giustizia, che non porta nessun cambiamento che serve davvero e punta solo a fare a pezzi la Costituzione. Dire questo non è esagerato perché si cerca di colpire l’organo che ha garantito l’autonomia e l’indipendenza di ogni singolo magistrato: il Consiglio superiore della magistratura. Questo verrà spezzato, la sua autorevolezza verrà ridotta e i suoi membri verranno scelti con il sorteggio. Si vuole introdurre una sorta di “lotteria” che non consentirà di selezionare i più competenti per dei ruoli centrali. In più, saranno tutti maggiormente vulnerabili alle pressioni politiche».
Lei ha dichiarato che il sorteggio mette in pericolo la democrazia, ma perché?
«Se un treno arriva sempre in ritardo, la soluzione non è buttare via gli orologi. Oggi abbiamo bisogno di ridurre la durata dei processi, aumentare il numero dei magistrati, stabilizzare i precari del settore e ridurre il sovraffollamento delle carceri. Non solo questa riforma non dà queste risposte, ma con il sorteggio la politica rinuncia al principio democratico della rappresentatività. Questo vuol dire che la prossima volta ci chiederanno di sorteggiare i sottosegretari, i ministri, magari anche i parlamentari. Non possiamo accettarlo».
Però l’ex pm Antonio Di Pietro pensa che sia la risposta per rendere più trasparente l’elezione dei membri del Csm. Non sarebbe giusto intervenire in questo senso?
«Nella scorsa legislatura abbiamo affrontato il tema. Abbiamo introdotto una riforma dell’ordinamento giudiziario che ha influito anche sul modo in cui i magistrati vengono eletti. La soluzione può essere quella di chiedere maggiore chiarezza e trasparenza nelle scelte che vengono prese. Però confermo quello che ho detto prima: il sorteggio non è una risposta adeguata. Riguardo Antonio Di Pietro, che per anni ha avuto delle posizioni molto diverse, oggi sostiene il sì non tanto per il sorteggio, ma perché vede nella riforma quello che ha sempre voluto: l’istituzione di un pubblico ministero più forte, che fa da “super poliziotto”, che oltre ad esercitare l’azione penale attraverso la polizia giudiziaria avrà anche il proprio Csm che lo proteggerà. Tra i pm si creerà una competizione e il giudice ne uscirà indebolito (anche rispetto alla politica)».
Lei però nel 2019 era a favore della separazione delle carriere
«Io sono sempre stata contraria alla separazione delle carriere e alcune mie dichiarazioni del 2012 lo dimostrano. Al tempo ho firmato una mozione congressuale che conteneva tante questioni, ma guardiamo ai fatti di oggi: la separazione delle carriere l’abbiamo introdotta nel 2020 con la riforma Cartabia. Attualmente meno dello 0,2% dei magistrati decide di cambiare carriera per effetto del filtro che è stato introdotto cinque anni fa. Se al governo la questione fosse interessata davvero, avrebbero potuto far approvare una legge ordinaria che prevedesse dei concorsi pubblici distinti per giudici e pm. Ma come dicevo prima, l’obiettivo del governo resta un altro. Bisognerebbe interessarsi di questo, non delle vecchie mozioni del pd».
È vero che all’interno del pd ci sono dei sostenitori della separazione delle carriere o è una bufala?
«È una bufala. Non troverà nessun deputato o senatore che ha votato nei vari passaggi parlamentari in dissenso con la linea del partito. Ci siamo dimostrati compatti anche nelle riunioni di gruppo e la posizione comune è stata ribadita dalla segretaria Elly Schlein durante l’assemblea nazionale del Partito democratico del 14 dicembre 2025. Solo alcune voci dell’associazione “Libertà è uguale” hanno un’opinione diversa, totalmente legittima. Mi dispiace solo che pensino di cavalcare il sì per altre ragioni».
Quali sarebbero?
«A volte sono posizionamenti politici che servono più dentro ai partiti che fuori».
Sulla creazione dell’Alta corte disciplinare invece cosa pensa?
«Nel programma elettorale del pd del 2022 c’era l’Alta corte, ma l’avevamo immaginata in modo molto diverso. Ne avremmo discusso con la maggioranza se ce lo avessero fatto fare, invece questa è la prima riforma costituzionale della storia della Repubblica che non ha avuto nessuna modifica nei passaggi parlamentari. La nostra corte rappresentava per il magistrato solo il secondo grado di giudizio e riguardava tutte le magistrature, straordinaria e ordinaria. Quella che viene proposta oggi riguarda solo quella ordinaria e ha funzioni di primo e secondo grado. In poche parole, il magistrato che ha ricevuto una sanzione sarà giudicato dagli stessi giudici sia in primo che in secondo grado. La cosa ancora più incredibile è che ogni cittadino italiano può ricorrere in cassazione, mentre i magistrati no. A me pare un provvedimento più che punitivo».
Nordio ha detto che questa riforma potrebbe essere utile anche a voi un domani. Cosa ne pensa?
«Il ministro ha dichiarato di non capire il perché Elly Schlein sia contraria alla riforma, visto che oggi è interesse della maggioranza farla approvare, domani dell’opposizione se dovesse andare al governo. Devo dire che questa cosa è stata rafforzata dalla stessa Giorgia Meloni: quando ha ricevuto il no della Corte dei conti sul ponte sullo stretto di Messina ha detto che finalmente, con la riforma della giustizia e della Corte di conti, si mette fine alla intollerabile invadenza della magistratura. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha detto addirittura che la riforma serve per riequilibrare la forza della politica rispetto alla magistratura. È evidente che siamo di fronte a un governo che ha interesse non tanto sull’ordinamento giudiziario, ma vuole scegliersi i giudici per non avere nessun limite, nessun controllo».
Perché secondo lei gli italiani sembrano essere favorevoli alla riforma?
«Molti non la conoscono bene, è molto tecnica. Poi in questo momento è più presente il sì nel dibattito pubblico. Io però sono convinta che, come già è accaduto altre volte, il no sia destinato a crescere. Questo è il motivo per il quale il governo si sta impegnando a fissare la data del referendum il prima possibile. Hanno paura di perdere».
Pensa che riuscirete a portare avanti con successo la campagna per il no?
«Ci sono dei momenti in cui è necessario scegliere da che parte stare e fare delle battaglie anche quando la strada è in salita. La coscienza viene prima di tutto».
Cosa direbbe a un elettore per farlo andare a votare e a scegliere il no?
«Votare è un diritto e un dovere conquistato con il sangue di molti, quindi non bisogna mai astenersi dalle urne. Invito a votare no perché, se la riforma passasse, alla fine del mese i magistrati continueranno a prendere lo stipendio, ma cambieranno le sue garanzie e le sue tutele, che saranno enormemente ridotte. Quando entrerà in un’aula di tribunale dove dietro c’è scritto che la legge è uguale per tutti, non sarà più così».

