La preparazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, un grande sogno sportivo italiano, è offuscata da un’ombra: la mafia. La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha lanciato l’allarme: la ’ndrangheta e altri clan puntano ai ricchi appalti pubblici legati ai giochi olimpici. In ballo ci sono 111 opere da completare in meno di due anni, per un valore complessivo superiore ai 3,6 miliardi di euro. Proteggere i cantieri dall’infiltrazione mafiosa è una sfida non solo logistica, ma anche etica e politica.
Cantieri olimpici sotto assedio
Le infiltrazioni mafiose nei cantieri olimpici non sono ipotesi astratte, ma una minaccia concreta confermata da indagini e provvedimenti. Lo strumento chiave per bloccarle sul nascere è l’interdittiva antimafia: un atto del prefetto che esclude un’azienda dagli appalti pubblici se emergono legami con la criminalità organizzata. In Lombardia, ad esempio, nel 2024 ne sono state emesse circa. Una di queste ha colpito una società edile milanese impegnata nella costruzione di un parcheggio interrato a Sondrio parte del piano olimpico: i suoi amministratori sono risultati in contatto con esponenti della ’ndrangheta. A Verona, altre due imprese edili locali, sono state escluse dall’Anagrafe antimafia per rapporti con un clan attivo nel territorio.
Il doppio volto degli appalti
Il modo in cui i clan si muovono è sempre lo stesso: per rimanere nell’ombra creano imprese “pulite” intestate a prestanome, senza precedenti penali, dietro cui si nascondono gli interessi mafiosi. Un caso emblematico è quello di Pietro Paolo Portolesi, presunto affiliato alla ’ndrangheta arrestato a Milano nel 2022: secondo la procura, controllava società tramite prestanome e una di queste era riuscita persino a concorrere per lo smaltimento delle macerie nel cantiere del Villaggio Olimpico di Porta Romana. Una volta ottenuti gli appalti, entrano in gioco i subappalti: le opere vengono subaffidate a ditte colluse, magari con sede nei feudi mafiosi del Sud, un gioco sporco che rende quasi invisibile la presenza criminale. Nonostante le interdittive antimafia siano uno strumento efficace, ognuna racconta un tentativo di infiltrazione mafiosa già in atto, segno che la pressione sui cantieri olimpici è più forte di quanto si pensi.
Tra riciclaggio e fondi pubblici
Esiste un sottobosco illecito che corre parallelo all’economia legale delle Olimpiadi. Le mafie, ormai attori economici globali, cercano di infiltrarsi nell’economia in due modi: riciclando capitali illeciti nelle attività dei cantieri e intercettando i fondi pubblici destinati alle opere. Questo meccanismo sommerso, rivelato da una relazione della Dia, crea pesanti distorsioni: le imprese mafiose possono permettersi ribassi anomali nelle offerte perché compensano con manodopera in nero, materiali scadenti o finanziamenti illeciti, mettendo fuori gioco la concorrenza onesta. I cantieri rischiano di alimentare così un’economia parallela fatta di lavoro nero e pagamenti opachi, dove anche il pizzo assume forme subdole (quote occulte in subappalti, mazzette ai referenti locali, forniture imposte).
Le lobby occulte
Oltre al lato economico, esiste una lobby occulta che opera nell’ombra. Si tratta di reti di relazioni fra imprenditori insospettabili, mediatori e referenti criminali che provano a influenzare decisioni lontano dai riflettori. Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano hanno rivelato che alcuni imprenditori erano “a disposizione” dei clan, facendo da cerniera tra business legale e mafia. È il caso di Francesco Scirocco, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) che, insieme al socio Giovanni Bontempo avrebbe tentato di infiltrarsi in un appalto olimpico da 28 milioni di euro a Livigno, presentando un’offerta in appena 24 ore. In un’intercettazione, Bontempo parla di espandere gli affari in Romania, tramite una società di comodo così da ottenere commesse senza destare sospetti. In un altro dialogo, un intermediario gli propone l’aiuto di un manager con agganci politici nelle pubbliche amministrazioni, in grado di garantirgli nuovi contatti.
La task force
Di fronte a un avversario così strutturato forte, lo Stato ha alzato il livello di guardia. Il ministero dell’Interno ha istituito una Struttura per la prevenzione antimafia dedicata ai Giochi, guidata dal prefetto Paolo Canaparo, con il compito di vigilare su tutti gli appalti dei lavori, servizi e forniture legati all’Olimpiade. Questa task force – composta da Prefetture, Gruppi Interforze Antimafia, Dia, Direzione nazionale antimafia e Autorità anticorruzione – passa al setaccio ogni impresa e flusso finanziario connesso ai cantieri olimpici.
Controlli a tappeto
Tutti gli operatori economici coinvolti devono iscriversi a un’Anagrafe antimafia gestita da questa struttura speciale: un registro unico dove sono censite tutte le imprese appaltatrici e subappaltatrici, sottoposte a verifiche continue. Questo meccanismo, già sperimentato per l’Expo 2015, impedisce alle ditte sconosciute o sospette di inserirsi senza controlli. Ma la sorveglianza va ben oltre: sono previste ispezioni a sorpresa nei cantieri per verificare direttamente la regolarità dei lavori e dei lavoratori. Per di più, vengono monitorati i flussi di denaro tra le aziende, così da individuare pagamenti anomali o destinazioni sospette. Particolare attenzione è rivolta alla “giungla” dei subappalti – riconosciuta come l’anello più a rischio infiltrazioni – e all’impiego della manodopera, per scongiurare l’ingresso nei cantieri di caporali, lavoratori in nero o personale vicino ai clan.
Legalità e intelligenza artificiale
Una novità importante è l’uso intensivo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nei controlli. In collaborazione con la Simico (società pubblica che realizza le opere olimpiche), è stata sviluppata una piattaforma digitale di monitoraggio in tempo reale: una banca dati centralizzata e sempre aggiornata su tutte le imprese coinvolte, le loro proprietà societarie, i contratti e lo stato dei cantieri. Su questa base opera un’applicazione web avanzata, accessibile alle autorità anche via tablet o smartphone, che sfrutta algoritmi per sorvegliare l’andamento di ogni progetto con grande precisione. Il sistema incrocia una mole enorme di dati – documenti, tabelle, cronoprogrammi, transazioni – e segnala automaticamente ogni anomalia, come ad esempio variazioni sospette nei subappalti, ritardi ingiustificati, cambi improvvisi di fornitori, o movimenti finanziari fuori norma.
Gli strumenti tradizionali
Accanto agli strumenti tecnologici, si rafforzano i tradizionali protocolli di legalità. Già nel 2022 la Procura antimafia di Milano proponeva un Protocollo ad hoc per le Olimpiadi, ispirato a quello di Expo 2015 (che portò a 66 interdittive). La differenza è che Expo fu gestito da un’unica società pubblica, mentre Milano-Cortina coinvolge una rete complessa di enti e aziende anche internazionali. Nonostante ciò, è stato approvato un Protocollo di legalità quadro, che impegna tutte le stazioni appaltanti e le imprese esecutrici a rispettare rigorose clausole antimafia e di trasparenza per tutto il ciclo degli appalti.

