Bastano pochi passi per lasciare il cuore razionale e geometrico di Latina e scoprire un’altra città. Piazza del Popolo, con i suoi palazzi razionalisti e l’ordine architettonico che incornicia il centro, è solo l’inizio. Alle spalle, dietro la facciata rassicurante, si aprono quartieri che sembrano mondi a parte: luoghi sospesi, scollegati da quell’armonia che accompagna chi arriva in centro. Qui, incuria e abbandono non sono solo sfondo urbano: diventano scenografia di storie criminali, fatte di attentati incendiari come quelli del 7 e 8 settembre hanno squarciato il silenzio della notte facendo saltare in aria portoni e tremare i palazzi, di spaccio a cielo aperto e incendi in odore di mafia. Parlare, però, non è semplice. A #Noi Antimafia solo poche voci hanno accettato di rompere il silenzio, mentre molti hanno preferito abbassare lo sguardo. Perché a Latina, la criminalità resta un tabù che si finge di non vedere.
Villaggio Trieste
Quattordici minuti a piedi separano piazza del Popolo da Villaggio Trieste. Anche qui, nel maggio 2025, la polizia ha condotto l’operazione “Alto Impatto”, identificando 172 persone per contrastare il traffico di stupefacenti. Ma non serve leggere le cronache per capire la presenza ingombrante della malavita. Basta fermarsi in piazza Trieste, centro vitale del quartiere. I bambini corrono dietro a un pallone, i cani tirano al guinzaglio e le famiglie si incontrano quando il sole cala. Ma l’immagine quotidiana convive con il degrado: la fontana, invece di zampilli, raccoglie una melma scura. E quando cala la notte, a emergere è l’altra faccia del quartiere.
Droga e prostituzione
«Questa zona non è sicura», racconta un residente. «Qui si spaccia e in alcuni appartamenti c’è un giro di prostituzione che va avanti da anni». Il riferimento è chiaro: la grande palazzina rossa affacciata sulla piazza, lungo via Ezio. Altre due donne, che hanno accettato di parlare solo dietro garanzia di anonimato, confermano. «La sera tardi lo vedete con i vostri occhi». Una di loro interrompe bruscamente la conversazione quando nota gli appunti sul telefono: «Non farti vedere mentre scrivi».
La polizia, spiegano, interviene a intermittenza: sgombera, chiude, ma dopo una settimana gli spacciatori tornano.
L’omertà
A Latina, nominare la parola “mafia” è come sfiorare una ferita aperta. «Posso chiederle della criminalità organizzata?» diventa la domanda proibita. Gli sguardi si abbassano, le risposte sfumano. «Non mi va di parlare», dice una donna con tono secco. Molti fingono di non essere del posto, altri improvvisano scuse: fretta, salute, impegni. Tutto, pur di evitare l’argomento.
Q4 e Q5, i quartieri senza nome
A sud del centro, altri quartieri raccontano la fragilità urbana. Dovrebbero chiamarsi “Nuova Latina”, ma tutti li conoscono come Q4 e Q5. Qui si ergono i “Palazzoni”: enormi edifici lasciati a sé stessi, simboli di un passato recente segnato da clan familiari. Proprio qui i fratelli Angelo e Salvatore Travali avevano la loro base, prima di finire in carcere con l’operazione “Reset” del 2021, accusati di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio con aggravante mafiosa. Nei Palazzoni vive ancora la madre, Maria Grazia Di Silvio, nome che evoca altre pagine oscure della cronaca pontina.

Percezione di insicurezza
«Negli ultimi tempi l’insicurezza è aumentata», spiega Leonardo Majocchi, consigliere comunale del Partito democratico. «Abbiamo registrato furti seriali, danni economici significativi. Le operazioni di polizia hanno influito sulla percezione dei cittadini, che oscillano tra sollievo e paura». Majocchi ricorda i tempi del “centro Lestrella”, noto per spaccio e consumo di stupefacenti: «Dal 2016 lo Stato ha risposto con fermezza, e la situazione è migliorata. Resta da capire se questa linea sarà mantenuta».
Segnali di miglioramento
Un passo avanti si nota. Il centro Lestrella oggi è illuminato di notte, e tra i corridoi del piano terra qualcuno porta a spasso il cane. In zona sono partiti i cantieri per un grande centro sportivo finanziato dal Pnrr, che dovrebbe diventare punto di aggregazione per la comunità. Eppure, l’omertà resiste. Pochi parlano dei Travali o dei Di Silvio, come se i loro nomi fossero ancora troppo pesanti da pronunciare. È una tendenza che attraversa tutta Latina: la città conosce, ma preferisce tacere.

Gli incendi misteriosi
Le cronache recenti riportano la tensione a galla. Il 15 agosto 2025 un capannone della zona è stato divorato dalle fiamme. Cinque giorni dopo, un’auto è bruciata in un garage dei Palazzoni: il controsoffitto è crollato, danneggiando cinque vetture. Le cause restano da accertare, ma i residenti hanno già i loro sospetti. «Qualcuno l’ha incendiata, ma capire chi è stato e chi pagherà i danni è un mistero», racconta un abitante. «Qui succede sempre qualcosa», aggiunge un’altra donna. Intanto, in consiglio comunale si discute di riqualificazione. Ma dalle parole ai fatti, la distanza appare ancora enorme.

