«Non fu solo mafia»: Gotor svela i retroscena internazionali dietro il delitto Mattarella 

«Non fu solo mafia»: Gotor svela i retroscena internazionali dietro il delitto Mattarella 

Quello di Piersanti Mattarella è più di un semplice omicidio di mafia. Il 6 gennaio 1980 il sangue sparso in via della Libertà, a Palermo, non è solo il risultato di oscuri intrecci tra criminalità organizzata e terrorismo nero, ma anche il frutto di trame che coinvolgono i principali interessi geopolitici di Stati Uniti e Unione Sovietica. È quello che emerge chiaramente dal libro di Miguel Gotor “L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna”, presentato il 5 febbraio 2026 nella sala della Regina di palazzo Montecitorio. Moderato dalla giornalista Fiorenza Sarzanini, l’autore ha parlato del testo anche grazie al contributo di Giuseppe Provenzano, deputato Pd, Rosy Bindi, storica esponente della sinistra democristiana, e Giovanni Salvi, già procuratore generale di Roma.  

Da sinistra: Miguel Gotor, Rosy Bindi, Giuseppe Provenzano, Giovanni Salvi, Fiorenza Sarzanini

“Ibridi connubi” 

Quella raccontata da Gotor è una storia di “Ibridi connubi”, un’espressione molto utilizzata dal magistrato Giovanni Falcone per descrivere un fenomeno tutto italiano: la collaborazione della mafia con altri poteri, come il terrorismo, la massoneria e gli apparati deviati dello Stato. Una storia che “non parla di popolo, ma della borghesia”, come dichiarato dallo stesso autore, che sottolinea il ruolo centrale che la classe borghese ha avuto negli oscuri segreti seppelliti dal tempo che passa. Nonostante le colpe e le omissioni che hanno coinvolto una parte della classe dirigente del Paese, Giovanni Salvi ha tenuto però a evidenziare che “Gli anni ‘70 sono sì caratterizzati da stragi e terrorismo, ma è anche il periodo delle grandi riforme, come quella del sistema sanitario nazionale, del diritto di famiglia, del divorzio, dei servizi segreti e nel 1981 è arrivata quella della polizia e dell’ordine pubblico”. Una stagione difficile, come raccontato nel libro, ma anche un periodo virtuoso. 

“In Italia si spara troppo” 

Una lettura ottimista che non traspare nel libro di Gotor, che invece pone l’accento sulla difficoltà di anni in cui “si spara troppo per una democrazia”. Lo stesso autore lo ha sottolineato in toni drammatici, ponendo l’accento su una fase di insolita instabilità che ha caratterizzato l’Italia tra il 1977 e il 1983. Sono gli anni del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro nel 1978, mentre nel 1980, oltre all’omicidio Mattarella, si assiste anche alla strage di Ustica, che vede un aereo precipitare misteriosamente, e quella di Bologna, dove una bomba nella stazione centrale miete 85 vittime. Momenti diversi, ma più simili di quanto si potrebbe immaginare.  “Perché questo periodo è così turbolento? Perché è necessario arrivare a parlare delle elezioni americane che portarono Ronald Reagan alla Casa Bianca per dare le spiegazioni che si cercano?” si chiede l’autore. A delle domande così complesse cerca di dare risposta nel libro.  

Perché Mattarella? 

Perché è avvenuto l’omicidio di Piersanti Mattarella? Un mistero tutto italiano, ma il contorno storico che analizza l’autore aiuta a comprendere meglio gli interessi nascosti dietro quell’assalto. “A quei tempi ero segretaria dell’azione cattolica e sapevo benissimo, come tutti, che Mattarella non poteva essere considerato solamente un modello di amministratore del Mezzogiorno” racconta Rosy Bindi, ricordando come il presidente della Sicilia fosse l’erede naturale di Aldo Moro. I due attentati non sono infatti scollegati tra loro: “L’obiettivo era quello di fermare il processo di solidarietà nazionale (che avrebbe portato a un’alleanza tra Pci e Dc, ndr), che aveva avversari in Italia e non solo”. Due uomini, un solo modello politico che andava abbattuto. È la stessa Bindi che ha sollevato sospetti rilevanti: “Il loro progetto aveva molti nemici: mafia, massoneria. Il contesto internazionale non riguarda invece solo gli Usa, ma anche altre potenze”. “Credo che ci sia stata un’alleanza molto vasta che ha bloccato il processo di democrazia compiuta. Oggi ne paghiamo le conseguenze” chiosa Bindi. Proprio nel 1980 la Dc si riunì in un congresso per discutere delle relazioni politiche con il Partito comunista, bocciando il progetto di intesa tanto caro a Moro e Mattarella. I nemici delle loro posizioni non erano solo interni alla Dc. 

La mano straniera 

Non sono solo italiani gli oppositori del progetto di Moro. Come ha ricordato Giuseppe Provenzano, sostenitore di questa teoria è stato Sergio Mattarella, fratello di Piersanti e attuale presidente della Repubblica. In un’intervista del 18 aprile 1993, rilasciata a Felice Cavallaro del Corriere della Sera, ha affermato senza mezzi termini che: “È come se qualcuno volesse confinare la vicenda all’interno di una dimensione regionale o, al massimo, nazionale, recidendo i fili che vanno al contesto piduistico-politico, cioè a un contesto anche internazionale”. Una dimensione internazionale che non viene affatto trascurata dall’analisi di Gotor, che mentre nella prima parte analizza il caso dell’omicidio, nella seconda (la più corposa) passa in rassegna quelle che potrebbero essere le cause geopolitiche dietro il mistero. 

Miguel Gotor