Tra i banchi del governo, il vero protagonista del 2025 è stato Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia in quota Fratelli d’Italia ha incassato leggi e riforme che hanno marcato l’identità dell’esecutivo e l’impegno di stravolgere un sistema giudiziario ritenuto dagli stessi inefficiente e invadente. Un anno ricco di novità e di cambiamenti che influenzeranno tutto il 2026, quando la vera sfida sul campo verrà giocata con il referendum che tra il 22 e il 23 marzo potrebbe cambiare completamente le regole del gioco della Giustizia.
Decreto sicurezza
Già nel 2024 il provvedimento era stato uno dei più discussi. Approvato definitivamente dal Senato il 4 giugno 2025, con 109 voti a favore e 69 contrari, la legge ha introdotto numerose novità nel panorama giudiziario italiano: pene aggravate per chi occupa immobili, blocca strade, mette in pericolo l’ordine pubblico in stazioni o sui treni. Per di più, viene introdotto l’arresto in flagrante dei truffatori e il reato di blocco stradale. “È una legge liberticida” tuonavano le opposizioni tra più fronti, mentre tra i banchi della maggioranza si gridava vittoria contro la microcriminalità, che tanto continua ad alimentare il senso di insicurezza generale.
Una risposta a dati allarmanti
In attesa dei dati relativi al 2025, nel 2024 la situazione appare sconfortante. Secondo i dati riportati dal ministero dell’Interno, i “delitti di strada” registrano un aumento significativo: +1,8% per le rapine, +3,9% per i reati legati agli stupefacenti, 5,8% lesioni dolose. Su base annua, i furti sono aumentati del 3%. Spiccano le rapine in abitazione, aumentate del 4,9%, i furti con strappo dell’1,7%, quelli con destrezza dello 0,6%. Aumenta soprattutto l’incidenza della criminalità nelle grandi città metropolitane, dove vengono consumati il 47,9% dei reati (nel 2014 erano il 44,6%).
Riforma della Corte dei conti
Poco discussa dai media è stata la riforma della Corte dei conti, il regalo di fine anno del governo Meloni ai cittadini. Approvata il 27 dicembre 2025 con 93 voti favorevoli, 51 contrari e 5 astenuti (tutti in quota Italia Viva), introduce numerose novità sull’organo chiamato a vigilare sul corretto utilizzo dei fondi pubblici. Il provvedimento più discusso riguarda la l’introduzione del tetto massimo di risarcimento del 30%, da parte degli amministratori pubblici, in caso di danno erariale. «Amministratori onesti e dirigenti pubblici hanno operato in un clima di incertezza e timore, che ha rallentato decisioni, investimenti e realizzazione di opere – ha detto in Senato l’On. Salvatore Sallemi (FdI) – Questa riforma interviene proprio su questo punto, chiarendo i confini della responsabilità amministrativa e restituendo serenità a chi è chiamato a decidere sull’interesse pubblico».
Le altre novità
La vera novità riguarda però il limite di 30 giorni per valutare gli atti di un’opera pubblica. Il parere sulla sostenibilità di un progetto dovrà arrivare entro e non oltre il tetto massimo consentito e in caso contrario verrà esercitato il principio del silenzio-assenso, ovvero la valutazione sarà automaticamente ritenuta positiva. Il provvedimento, nato per snellire la burocrazia, cambia anche l’assetto interno della Corte dei conti. I procuratori generali regionali verranno soppressi in favore di una figura unica, che dovrà decidere se sottoporre gli atti al controllo o farli scivolare verso il silenzio-assenso. «Tutti questi provvedimenti sono attraversati da un filo rosso: l’impunità, quella di chi abusa esercita e abusa del proprio potere, quella di chi spreca il denaro pubblico – ha tuonato in Senato l’On. Roberto Cataldi (M5S) – La Corte dei conti, che è il “cane da guardia” dei soldi dei cittadini, la state depotenziando e disarmando nel momento in cii bisogna gestire circa 200 miliardi dei fondi Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, nrd)».
Riforma della Giustizia
Le sorti della riforma verranno decise in primavera con il referendum del 23 e 23 marzo 2026, ma le novità che portano la firma del guardasigilli Nordio hanno impegnato la gran parte del dibattito pubblico e politico del 2025. Oltre a divisioni e scontri, il provvedimento ha chiamato in trincea anche l’Associazione nazionale magistrati, tra i principali avversari del governo su questo punto. Con la vittoria del sì verrebbero introdotte varie novità: separazione delle carriere, sorteggio dei membri dei due Consigli superiori della magistratura che verrebbero creati, istituzione dell’Alta corte disciplinare per giudicare i magistrati che commettono illeciti.
Gli scontri e il consenso
«Il governo vuole andare al voto in primavera perché ha paura che il no possa vincere» ha detto a #Noi Antimafia Debora Serracchiani, senatrice e responsabile giustizia del Pd che in più occasioni ha ribadito che la riforma rappresenta un pericolo per la democrazia. Un argomento diffuso tra i banchi dell’opposizione, che però sembra non rispecchiare una reale paura degli italiani. Secondo un sondaggio di Izi pubblicato il 31 ottobre 2025, il 71% degli italiani si è dimostrato favorevole alla riforma della giustizia, contro il 29,1% dei contrari. Secondo il sondaggio dell’Istituto Noto invece, il 3 dicembre 2025 la soglia di voti favorevoli scende al 57%, contro il 37% dei contrari. Lo stesso sondaggio certifica un’affluenza alle urne del 53%.

