Il referendum sulla Giustizia, che chiamerà al voto gli italiani il 22 e il 23 marzo 2026, è diventato il centro del dibattito politico. Per molti è il sogno che si avvera di Silvio Berlusconi, ma in realtà è un elemento che è entrato a far parte delle proposte politiche del centro destra già nel 2022, quando nel programma di Fratelli d’Italia, il principale partito di maggioranza, il tema ha acquisito un ruolo di primo piano. Lo ricorda l’Onorevole Salvatore Sallemi, vicecapogruppo al Senato del partito guidato dalla premier Giorgia Meloni. Le sue parole esprimono chiaramente la necessità di riformare un sistema giudiziario lacunoso da trent’anni, ma anche la voglia dell’esecutivo di continuare il percorso sulla Giustizia nella prossima legislatura.
Perché questa è una riforma necessaria per il Paese?
«In questo momento la magistratura ha un livello di gradimento molto basso. I cittadini non hanno una buona percezione dell’organo giudiziario, soprattutto perché questo non dà le risposte reali che vorrebbero. Riteniamo quindi che dopo trent’anni serva rimodulare l’assetto della magistratura italiana. Siamo convinti che introdurre la separazione delle carriere sia l’unico modo per far sì che in aula entri un giudice terzo».
Come mai è così importante per voi?
«Bisogna pensare che oggi il magistrato giudicante e quello requirente sono gesti, valutati e organizzati dallo stesso organo, cioè il Consiglio superiore della magistratura, che è suddiviso per correnti. Per poter evitare questa lottizzazione e avere una reale separazione delle carriere occorre creare due Csm separati: uno per i magistrati giudicanti, l’altro per quelli requirenti. Solo così si può dare la percezione di una magistratura realmente idonea, equa e più vicina ai cittadini».
Le opposizioni dicono però che, di fatto, c’è già la separazione delle carriere
«Non è così. Il Csm oggi vigila e controlla il giudice che indaga e quello che giudica. Quindi come può esserci una vera separazione in questa situazione, dove lo stesso organo di controllo sottostà alla logica del correntismo? Le opposizioni vogliono solo buttare la palla in tribuna e far passare un messaggio che non esiste in questa riforma. L’art. 104 della costituzione, che parla del giudice che deve sempre rimanere autonomo e imparziale, non viene assolutamente toccato. Sostenere che oggi i magistrati sono realmente separati, di fatto potrebbe essere così, ma nella sostanza no. Bisogna rendere concreto questo meccanismo».
Siete convinti che con il sorteggio dei membri del Csm riuscirete a bloccare le correnti?
«Certamente. Non c’è bisogno di ricordare il caso Palamara, che fece scalpore sì, ma non ebbe nessun seguito giudiziario. Oggi il sistema che ha permesso che accadesse questo è rimasto tale e quale. Un sorteggio dei componenti dei due Csm che verrebbero creati può davvero azzerare le dinamiche di lottizzazione. È paradossale che un’associazione privata, come l’Associazione nazionale magistrati, faccia una campagna referendaria per il no diffondendo un messaggio politico difforme rispetto a quello che è. Questo governo vuole garantire una giustizia più equa ed è quello che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che faremo. Lo abbiamo promesso già nel 2022».
Debora Serracchiani ha detto che questo è solo il primo passo, un giorno chiederete di sorteggiare anche i parlamentari
«Questa è una follia. Come potrebbe essere mai possibile? La vera questione è che la logica delle correnti sta dietro l’elezione dei membri del Csm, punto. Ci sono magistrati che hanno fatto degli errori grossolani, eppure hanno fatto carriera. Basta pensare al caso di Enzo Tortora: tutti i magistrati che si sono occupati del caso sono stati promossi. Solo uno no: quello che poi ha assolto il conduttore innocente».
Per evitare questo avete pensato all’Alta corte disciplinare. È un provvedimento punitivo, come dicono alcuni?
«Non è assolutamente così. La corte disciplinare stabilirà se ci sono delle responsabilità da parte di chi sbaglia, tutto qui. Ritengo che a fronte di questo non ci sia alcuna lesione del diritto di difesa del magistrato, che viene sottoposto a un esame di carattere disciplinare. Definire punitiva questa riforma è l’ennesima lettura distorta di un provvedimento che, mi creda, è voluto soprattutto dai cittadini».
Quindi siete sicuri di vincere il referendum?
«Sono estremamente fiducioso. Noi pensiamo che sarà un momento importante per la storia della Repubblica Italiana. Siamo convinti che il messaggio di riforma stia arrivando, anche in base ai sondaggi che danno il fronte del sì in vantaggio. Come parlamentari dobbiamo fare quello che ci dicono cittadini e Costituzione. Abbiamo fatto una doppia lettura del testo di legge, ora il quesito passa al referendum e sono convinto che riusciremo ad avere i voti sufficienti che consentiranno di approvare una riforma epocale».
Ma davvero avete fissato così presto la data del referendum per sfruttare il vantaggio in termini di consenso?
«Chi sostiene questo fa disinformazione. La legge stabilisce chiaramente che entro sessanta giorni dall’approvazione del testo in aula bisogna fissare la data del referendum. Questo è quello che è stato fatto. La raccolta firme dal fronte dell’opposizione, che avrebbe voluto bloccare il voto di marzo, serve per dilatare i tempi con una finalità solamente ostruzionistica. Non ha nessuna incidenza sul quesito che si chiede agli italiani di scegliere. È un’iniziativa che punta solo ad avere più tempo per arginare il fronte del sì, che alla luce dei dati, ripeto, è in vantaggio».
Dopo il referendum quale sarà il prossimo intervento sulla Giustizia?
«Il nostro è un sistema che ha importanti lacune. Credo che la Giustizia funzionerà realmente quando avremo il coraggio di attribuire la responsabilità civile al magistrato. È assordo che tutte le categorie professionali, come i medici ad esempio, che devono prendere delle decisioni istantanee, rispondono dei propri sbagli anche economicamente. Questo non accade ai magistrati, che rimangono indenni quando commettono degli errori grossolani. Poi occorre velocizzare i processi, come abbiamo già fatto in parte grazie ai fondi del Pnrr. Credo poi che questa riforma sia un passo importante che potremo rendere strutturale nella prossima legislatura».
Cosa direbbe a un cittadino per farlo andare a votare e poi a votare sì?
«Bisogna innanzi tutto andare a votare perché non si può dire che la politica è distante dai cittadini se i cittadini sono distanti dalla politica. Questo è un principio sacrosanto che ripeto sempre. Ai cittadini poi chiedo di domandarsi: “Mi sento sicuro oggi quando entro in un’aula di giustizia? Ritengo di essere giudicato da un giudice che non sottostà a correnti e che non abbia un retropensiero?”. Credo che in ogni persona rimanga questo dubbio, che però non ci dovrebbe essere. Per questa ragione è necessario votare sì al referendum del 22 e 23 marzo 2026».

