Non bisogna avere paura di dirlo: in Calabria la mafia è un’emergenza. Questo è il messaggio chiaro che PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil e di origini calabresi, ha lanciato durante il congresso regionale del sindacato del 22 giugno 2026 a Maierato, provincia di Vibo Valentia. Dichiarazioni fatte dopo i tragici fatti di Amendolara, la cittadina del cosentino dove quattro braccianti sono stati bruciati vivi in un minivan il 1 giugno 2026 solo per aver chiesto un salario dignitoso. A #Noi Antimafia il numero uno della Uil ha parlato della necessità di tutelare i braccianti soprattutto nei periodi in cui il lavoro nei campi fa rima con sfruttamento e criminalità.
Segretario, la strage di Amendolara ha riportato l’attenzione sullo sfruttamento dei braccianti. Lei ha parlato di emergenza mafia, specificando che questi fatti non sarebbero attribuibili alla mafia pakistana, ma a quella calabrese. In che senso?
«Siamo di fronte a un delitto efferato, dalle connotazioni raccapriccianti. La strage di Amendolara è la conseguenza di una vera e propria tratta degli schiavi. Bisogna avere il coraggio di dire, tutti insieme, però, che questi fatti non possono essere riconducibili solo alla mafia pakistana, ma probabilmente a quella calabrese. Sarebbe da ingenui immaginare che qualcosa del genere, in quella realtà, possa accadere a prescindere dalla criminalità organizzata che, invece, controlla e gestisce quel territorio e l’immigrazione irregolare. Ecco perché abbiamo chiesto ai prefetti e alle forze dell’ordine di indagare non solo su quei delinquenti che hanno dato fuoco alla macchina, ma anche sulle connessioni con la mafia di quella regione».
Lei ha chiesto più controlli nei periodi di raccolta. Quali strumenti concreti mancano oggi alle istituzioni per farli funzionare davvero?
«Tutti conoscono perfettamente i periodi e i luoghi della raccolta delle fragole o dei pomodori: sono quelli i momenti in cui occorre agire. Dunque, vanno rafforzati sia gli organici sia le ispezioni, a cominciare dal potenziamento del nucleo ispettivo sul lavoro dei carabinieri, e vanno trasferite alle procure distrettuali le competenze in materia».
Il caporalato è spesso legato alla filiera alimentare e alla grande distribuzione. Quanto pesa la responsabilità delle aziende e dei consumatori?
«Intanto, bisogna impedire a coloro che fanno ricorso al caporalato di esercitare l’attività di imprenditore agricolo, chiedendo loro la restituzione dei contributi ottenuti. Questo è un primo passo importante, una precondizione. Inoltre, occorre mettere in campo un’azione di informazione che renda trasparente la filiera alimentare, in modo che i consumatori possano privilegiare la scelta di prodotti certificati anche da questo punto di vista».
La Uil come si sta muovendo per tutelare i lavoratori migranti e irregolari, spesso invisibili?
«Quando abbiamo “trasformato” la Uil da sindacato dei cittadini a sindacato delle persone, abbiamo anche pensato proprio alla necessità di organizzare tutele per i lavoratori migranti e irregolari. Così come, quando abbiamo promosso la campagna “No ai lavoratori fantasma”, abbiamo deciso di accendere un faro sui giovani precari, ma anche sui tanti migranti che stentano a sopravvivere nell’assoluto anonimato. La Uil è pronta ad andare incontro e in mezzo alla gente in difficoltà, anche aumentando il numero delle proprie sedi, che sono sempre aperte per dare risposte ai bisogni delle persone e per promuovere percorsi concreti di inclusione sociale».
Se dovesse indicare una priorità assoluta al governo per combattere lo sfruttamento, quale sarebbe?
«Per vincere questa battaglia è necessario avere più coraggio e meno pregiudizi ideologici. Da tempo, ormai, stiamo proponendo di stabilizzare e includere nel mercato del lavoro, a partire da quello agricolo, i tantissimi immigrati che sono già sul nostro territorio e che aspettano di essere regolarizzati. Ad esempio, come proposto anche dalla nostra categoria di settore, una soluzione potrebbe essere quella di introdurre un permesso di soggiorno per attesa occupazione per quei lavoratori che, entrati regolarmente in Italia nei precedenti flussi, siano poi rimasti intrappolati in un sistema che li ha resi irregolari alla scadenza del contratto, esponendoli al rischio di sfruttamento. Inoltre, dando un ruolo agli enti bilaterali agricoli, si potrebbe sviluppare un sistema organizzato e trasparente per l’alloggio, il collocamento e il trasporto dei lavoratori, sottraendoli così definitivamente alle reti illegali».
Con l’associazione antimafia #Noi ha avviato una concreta lotta contro la mafia attraverso la formazione di suoi iscritti e progetti sulla gestione dei beni tolti alle mafie. Quanto è importante per un sindacato la lotta contro la mafia?
«Lottare contro le mafie significa lottare per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Perché quando le mafie si insinuano nel mondo del lavoro, lo fanno a discapito proprio di quelle persone e dei loro diritti. La legalità è il presupposto per dare un futuro di crescita soprattutto ai giovani e una prospettiva di sviluppo ai territori. L’impegno del Sindacato in questo ambito e per quanto di sua competenza è, dunque, uno dei tasselli fondamentali del quadro complessivo di contrasto alle mafie. Il processo culturale e di conoscenza che occorre mettere in atto è il presupposto fondamentale per evitare che i fenomeni malavitosi attecchiscano lì dove sono diffusi i bisogni e l’ignoranza dei fatti. La sinergia con l’associazione antimafia #Noi valorizza, qualifica e rafforza questo nostro impegno».

