La viceministra della Giustizia colombiana: “L’Italia un modello per i beni confiscati”  

La viceministra della Giustizia colombiana: “L’Italia un modello per i beni confiscati”  

È stato proprio nel locale antimafia “Ohana”, in via del Martin Pescatore 4, a Roma, che #Noi Antimafia ha incontrato la viceministra della Giustizia colombiana Olga Lucia Claros Osorio, un’esponente di spicco della coalizione progressista che ha portato Gustavo Petro a vincere nel 2022 le elezioni presidenziali. In un momento di pausa dalla sua missione istituzionale, che ha visto protagonisti magistrati colombiani e uruguaiani, Claros Osorio ha ricordato come l’Italia rappresenti un esempio per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, guardando con interesse il progetto “Management Antimafia”. Un modello quello italiano da esportare in Colombia, paese con una forte presenza criminale che tra il 1989 e il 1990 ha visto morire tre candidati presidenziali. I mandanti? Alcuni dei più famigerati cartelli colombiani, tra cui il noto Medelìn, fondato dal narcotrafficante Pablo Escobar.  

Perché ha scelto di venire da Ohana oggi? 

«Siamo venuti a conoscenza del fatto che in Italia c’è un ottimo sistema di riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e la nostra missione è proprio quella di approfondire questo modello per poterlo poi applicare anche in Colombia. Noi abbiamo sempre avuto l’Italia come modello di riferimento, soprattutto per il passato di lotta alla mafia che il Paese ha vissuto. Per noi è una grande opportunità vedere da vicino il frutto del vostro impegno, soprattutto dal punto di vista giuridico. Le leggi che avete sviluppato sono un esempio per noi». 

In Colombia quanto è grave la situazione riguardo il crimine organizzato? 

«Molto grave. Negli anni abbiamo lottato contro il terrorismo e il narcotraffico, ma è stata una battaglia che di fatto abbiamo perso. Abbiamo pagato un prezzo altissimo, molti ministri e candidati presidenziali sono stati uccisi negli anni e siamo venuti qui anche per condividere le nostre esperienze. L’obiettivo principale è quello di colpire il cuore del potere finanziario di tutte le organizzazioni che vivono ai margini della legalità. La confisca dei beni è uno dei modi per farlo». 

Come avete intenzione di portare avanti la vostra lotta? 

«Noi vogliamo dare un messaggio chiaro alla società: il crimine non paga, non vale la pena vivere nell’illegalità. Vogliamo far capire che lo Stato c’è e che continua a lottare, anche se adesso non si nota. Di fatto, se riusciamo a smantellare economicamente il potere criminale, riusciamo anche a togliere ossigeno a intere bande di delinquenti. Vogliamo procedere poi anche alla ricostruzione del tessuto sociale e riparare così il danno fatto dalle organizzazioni criminali». 

Come state lavorando per raggiungere questo risultato? 

«Stiamo portando avanti una grande operazione di confisca dei beni. Abbiamo sequestrato più di 900 tonnellate di cocaina. Poi è fondamentale per noi andare avanti con gli accordi di estradizione, che stiamo stipulando con tutti i paesi che richiedono i nostri connazionali. Ad oggi siamo arrivati a 131 estradati. Con questo il governo vuole dare un segnale forte: la lotta dell’esecutivo contro il crimine organizzato continua e non si fermerà». 

La popolazione colombiana percepisce l’emergenza? 

«Certo che sì, soprattutto per quanto riguarda il tema della sicurezza legato alla presenza di bande criminali che vivono ai margini della legge. Stiamo portando avanti un progetto che possa portare i criminali ad arrendersi alla giustizia. È importante ricordare che alcune pene possono essere scontate anche attraverso misure alternative al carcere. Lo abbiamo visto con il progetto della palestra, un’attività che può essere riparativa. È uno strumento utile soprattutto per i giovani, che possono essere reinseriti nella società tramite questo percorso. È questo il nostro obiettivo». 

Quanto è importante stringere accordi con altri paesi per contrastare il crimine? 

«Molto, il governo guidato da Gustavo Petro sta lavorando su questo. Il ministro della Giustizia, Rodrigo Lara Bonilla, si è occupato per 12 anni di questo tema: è stato per quattro anni procuratore, ha lavorato all’interno della Corte di giustizia, della Corte costituzionale. Anche adesso, con il suo attuale ruolo politico, continua a portare avanti il percorso a livello internazionale».  

Tra Italia e Colombia quali intese ci sono sul tema? 

«Ad oggi, tra Italia e Colombia non esistono accordi di estradizione. C’è una legge che di fatto prevede lo scambio di persone già condannate, ma non esiste un vero e proprio accordo. Ho parlato con la ministra plenipotenziaria per cercare di raggiungere finalmente questo risultato. Come governo abbiamo questo obiettivo con ogni paese, ma c’è bisogno dell’approvazione da parte del congresso colombiano. Chi approverà una legge del genere? Bisogna lavorare su questo». 

Olga Lucia Claros Osorio intervistata da Ohana