Emergenza mafia nel sud Pontino. Per mesi, a Latina e provincia, gambizzazioni e interdittive antimafia sono state le protagoniste. A lanciare l’allarme sono stati il senatore del Pd Walter Verini e Matteo Marcaccio, consigliere comunale del Partito democratico di Minturno. Lo hanno fatto inviando una lettera aperta alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, chiedendo «un’analisi attenta del fenomeno, organizzando anche un ciclo di audizioni con le istituzioni locali perché venisse ascoltata la voce di chi vive quotidianamente il territorio». «Da parte della Commissione abbiamo ricevuto una risposta tramite agenzia stampa in cui promettevano che sarebbero intervenuti. Aspettiamo che si concretizzi quello che hanno promesso» ha detto a #Noi Antimafia Marcaccio, che con la forza delle istituzioni vuole combattere una mafia poco conosciuta e troppo spesso ignorata. «Interverremo», ha risposto la Commissione.
Formia e l’ombra di Antonio Bardellino
A Formia è legato un nome scomodo, quello di Antonio Bardellino. Noto come il “Pablo Escobar italiano”, è stato il fondatore del clan dei casalesi e uno dei più grandi trafficanti di droga a livello internazionale. La sua influenza nella provincia di Latina è stata notevole ed è terminata solo con la sua morte avvenuta nel 1988 ad Armação dos Búzios, in Brasile. Il corpo del boss non è stato mai ritrovato e sono sconvolgenti le parole di Peppe Favoccia, braccio destro di Ernesto Bardellino, fratello di Antonio, che ritiene essere ancora vivo. Il dato di fatto è che dopo quell’omicidio in Brasile i “bardelliniani” hanno perso il controllo del clan, scalzati dai boss Mario Iovine, Vincenzo De Falco, Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone. Non è un mistero invece che la famiglia Bardellino continui ad avere nel golfo di Gaeta una grande influenza.

Il tentato omicidio
Nel 2022 è finito sotto i riflettori Gustavo Bardellino, nipote dell’Escobar italiano, con precedenti penali per spaccio, lesioni e porto d’armi. Proprio nella sua concessionaria “Auto Buonerba”, l’uomo è stato vittima di un tentato omicidio, raggiunto da due colpi di pistola alla schiena. Durante le indagini, nel luglio 2023, la procura di Roma, attraverso12 perquisizioni tra i comuni di Formia, Gaeta e Minturno, ha fatto una clamorosa scoperta: un covo bunker a Formia, probabilmente appartenuto allo stesso Antonio Bardellino.
Scontro per il potere
A questa storia però se ne intreccia un’altra. Il 19 giugno 2025 la prefettura di Latina ha disposto una interdittiva antimafia nei confronti della ditta edile Gld Costruzioni di Formia. Secondo gli investigatori, l’impresa – fino al 2023 rappresentata da Luigi Diana, parente della famiglia Bardellino – avrebbe impiegato dipendenti con precedenti per mafia e mantenuto legami con il clan dei casalesi. L’interdittiva è legata anche al tentato omicidio del febbraio 2022 contro Gustavo Bardellino e a contrasti per il controllo di settori economici in provincia.
Bardellino ma non solo
Il 16 luglio 2025 i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta hanno arrestato il formiano Pasquale Corvino e Ivanhoe Schiavone, figlio di Francesco “Sandokan” Schiavone, boss che per anni è stato l’autista di Antonio Bardellino e che poi ha preso le redini dei casalesi. Sono accusati di riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione: avrebbero trasferito e reinvestito fondi illeciti, per un totale di 500mila euro, e costretto un affittuario a cedere terreni agricoli; le autorità hanno sequestrato 13 ettari di campi.
Le gambizzazioni di mafia
Il sud Pontino è stato scosso di nuovo nell’aprile 2025, quando un uomo, Eugenio Cuccaro, è stato trasportato all’ospedale di Formia per una ferita alla gamba. Tra le varie ipotesi investigative, quella di un regolamento di conti per droga avvenuto nella vicina Fondi. Il ferito non sarebbe stato portato nel più vicino ospedale della città per non far ricollegare la gambizzazione al luogo degli spari. Stessa scena da far west si è ripetuta nella notte tra il 14 e il 15 maggio 2025, quando un uomo, Simone Luigi Di Gregorio, è stato colpito al polpaccio e soccorso all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Il 3 luglio 2025 una rapida indagine ha portato all’arresto di Giuseppe Ambrosio, Raffaele Ferraro, Eugenio Cuccaro e Sara Cianfanelli, pluripregiudicati ritenuti responsabili della gambizzazione di maggio.
L’odissea del Mof
Ma la storia criminale di Fondi va oltre. Nel settembre 2018 l’operazione “Aleppo”, coordinata dalla Dda di Roma, ha coinvolto alcuni membri della famiglia D’Alterio, vicina al clan dei casalesi e alle cosche sinti di Latina. Tutti sono finiti sotto la lente degli inquirenti per il presunto controllo che la famiglia aveva sui trasporti del Mof, il mercato ortofrutticolo della città, il secondo più grande d’Europa. Sono accusati di estorsione e concorrenza illecita con violenza e minaccia. Nel 2019 l’operazione è proseguita sotto il nome di Aleppo II, con un nuovo arresto di Giuseppe D’Alterio, originario di Minturno, che nel 2022 è stato assolto dal tribunale di Latina con formula piena. Nello stesso anno però è stato condannato a undici anni e quattro mesi per l’operazione Aleppo I, nonostante sia stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso.
“La politica deve dare risposte”
«Gli episodi di violenza e un’interdittiva antimafia a Formia hanno aperto gli occhi su un tema fondamentale: quello della legalità». Lo ha dichiarato Matteo Marcaccio, che però ha sottolineato: «Io credo nelle istituzioni, e per questo motivo ho scritto alla Commissione parlamentare antimafia chiedendo due cose – ha continuato Marcaccio – fare un focus sul territorio, per studiare e capire bene il problema mafioso e avviare un ciclo di audizioni con cui poter ascoltare gli amministratori locali, che vivono quotidianamente il territorio».
La rabbia dei cittadini
Su come sia stata accolta la sua iniziativa dalla cittadinanza, Marcaccio non ha dubbi: «Ho ricevuto stima da tutti, le persone sono arrabbiate per quello che è successo. Sono stati particolarmente sensibili i giovani e non è vero che non si interessano delle questioni politiche». Non proprio tutti -ad onor del vero – hanno accolto positivamente questa insolita attenzione mediatica sul tema della criminalità organizzata nel territorio, a cominciare dal sindaco di Formia, Gianluca Taddeo, che ha contestato la narrazione secondo la quale non si può far passare l’idea di vivere in un territorio di mafia.
I lavori della Commissione
«È evidente che quello che sta accadendo nel sud pontino ha bisogno di attenzione. Ho ricevuto richieste di audizione e apriremo un filone». Questa la risposta di Chiara Colosimo, arrivata tramite l’agenzia La Presse. Attualmente la Commissione parlamentare antimafia ha accolto la richiesta dei due esponenti dem, iniziando i lavori con un ciclo di audizioni che coinvolgono i vertici della procura e della prefettura. Secondo fonti interne a Palazzo Madama, non è stata esclusa la richiesta del Pd di una “missione” sul territorio, una giornata in cui far sentire la presenza della Commissione nel sud Pontino.
Il nuovo appello
La richiesta di Marcaccio indirizzata alla Commissione parlamentare antimafia è stata rilanciata ancora una volta dal senatore Verini il 24 settembre 2025. Questa volta però, l’attenzione viene richiamata su Latina, che dall’agosto 2025 è vittima di bombe e incendi legati al controllo delle piazze di spaccio da parte dei clan locali. «Come Pd abbiamo chiesto che anche la Commissione si rechi in quel territorio, accenda un faro, faccia sentire la propria presenza e solidarietà ai cittadini perbene, alle forze che si battono per la legalità alle stesse forze dell’ordine e alla magistratura che lavorano per contrastare le mafie» ha dichiarato Verini all’agenzia stampa Italpresse.

