A piazzale Clodio tutto è in attesa. Si aspetta un grattacielo, si aspettano risposte, si aspetta giustizia. Quella invocata dai cittadini, che difendono un bene pubblico, ovvero un’area verde che potrebbe essere cancellata, e quella istituzionale, che un progetto vorrebbe rafforzare con una nuova città giudiziaria. Nel frattempo, il tempo passa e all’orizzonte ancora non si vede nessun vincitore di una guerra che vede combattere le associazioni di quartiere contro la Regione Lazio.
Il progetto
Tutto comincia nel 2018 quando nasce il progetto per l’ampliamento della città giudiziaria di Roma. L’accordo, sottoscritto in Corte d’appello nel 2019 dall’allora sindaca della Capitale Virginia Raggi, dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, prevede la costruzione di un nuovo edificio nell’area del Pratone di Monte Mario, parco pubblico di circa tre ettari tra piazzale Clodio e via Teulada. L’area, di proprietà dell’Agenzia del Demanio, rientra nella riserva naturale tutelata dal piano paesaggistico regionale, dove non è possibile costruire. Residenti, comitati e ambientalisti si oppongono da subito al progetto, denunciando anche l’impatto visivo sulla collina. Luisa Sodano, portavoce dell’associazione Insieme17, era presente in consiglio comunale nel 2024, quando è stata discussa una mozione per la salvaguardia del Pratone. La sua approvazione, ha spiegato, è stata impedita dall’astensione di diversi consiglieri del Partito Democratico. Ma non è stato un caso isolato: tra il 2019 e il 2024 si contano almeno quattro mozioni simili, provenienti da forze politiche diverse – da Fratelli d’Italia ad Azione, da Italia Viva alla Sinistra Civica Ecologista – tutte non approvate. Un dato che rivela come le responsabilità politiche su questo progetto siano trasversali.
Tra rassicurazioni e timori
Il 6 maggio 2025 viene presentato un nuovo decreto dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e sostenuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal sottosegretario alle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante. Proprio la firma di quest’ultimo segna un passaggio chiave: il bando di progettazione – ancora non pubblicato – sarà a cura del Provveditorato alle opere pubbliche, ente che dipende dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il piano prevede la costruzione di un edificio di massimo 24 metri di altezza per armonizzarsi con il paesaggio, il ripristino della “Porta del Parco”, un accesso pedonale alla Riserva di Monte Mario con annesso percorso ciclopedonale, e la riqualificazione di parte di Piazzale Clodio. Le rassicurazioni istituzionali – come la proposta di circondare il grattacielo con nuovi alberi – sono percepite dalla popolazione come «narrazioni emotive e poco credibili». Secondo alcuni ingegneri, il verde residuo sarà minimo, per via del parcheggio sotterraneo: per questo i comitati parlano di «investimento egoistico che ignora i rischi ambientali».
Il decreto Rocca non prevede il passaggio dell’area al Comune, condizione fondamentale per renderla fruibile a tutti. Insieme17 ha promosso una petizione con altre 22 realtà (tra cui Italia Nostra, impegnata nella tutela dei beni naturali e culturali) per trasformare il Pratone in un parco pubblico. L’area è semi-abbandonata: mancano fonti d’acqua e manutenzione, l’accesso non è adatto ai bambini. «Finché resta demaniale, può essere oggetto di future edificazioni» spiega Luisa Sodano.
Il ricorso
Tra le azioni introdotte, c’è anche un ricorso al Tar, promosso dai comitati Insieme17 e Trionfalmente17. Al decreto Rocca si contesta una procedura d’urgenza ritenuta immotivata che ridefinisce i confini della Riserva per poter costruire nell’area. «Il protocollo del progetto risale al 2019 e nel frattempo è cambiato tutto: l’attività giudiziaria si fa in gran parte online e la Corte d’appello ha una nuova sede» spiega l’avvocato Alessandro Di Paola. Una residente ha sottolineato come, rispetto a qualche anno fa, la pressione sugli uffici giudiziari sia fortemente calata: «Ora si fa tutto via pec e il piazzale è vuoto». Non esistono eventi catastrofici che giustifichino deroghe, e mancano valutazioni ambientali aggiornate a tutela di specie protette come il narciso dei poeti. «La riserva subisce già un forte impatto da parte dell’uomo», spiega il legale. L’udienza non è ancora stata fissata, ma si spera in una decisione entro un anno. Il ricorso è stato reso possibile grazie alle donazioni dei cittadini ai due comitati: Insieme17 racconta di aver ricevuto 45 contributi da cittadini e associazioni. Dopo un incendio del luglio 2024, sei associazioni hanno presentato un esposto in Procura per indagare sulle cause della mancata manutenzione. WWF Roma e Italia Nostra hanno sostenuto l’iniziativa, segno di una mobilitazione diffusa.



Le voci del quartiere
«Si tratta solo di toppe, non di soluzioni. Di fatto non si sta intervenendo – denuncia Paola De Vecchis, presidente di Trionfalmente17 – Le promesse si sono rivelate retoriche politiche che avevano l’obiettivo di calmare la rabbia dei cittadini. Il quartiere è stato lasciato in abbandono, e ora si coglie l’occasione per costruirci sopra». La mobilitazione è stata continua, anche nei momenti di silenzio istituzionale. Tra le preoccupazioni, anche il fattore tempo: «un settantenne passerebbe il resto della vita in un cantiere» ha continuato De Vecchis. Il quartiere è già congestionato da eventi religiosi e sportivi, scuole, traffico, e altro ancora. Il progetto prevede anche asili e ristoranti, il che solleva dubbi sul reale scopo dell’investimento. «Perché investire sempre qui, mentre le zone limitrofe restano nel degrado?» si chiedono i residenti. Tra i frequentatori del Pratone ci sono anche gli scout: «Durante l’anno sociale si riuniscono spesso lì. È un bene comune che appartiene a tutta la comunità», dice Luisa Sodano.
Le istituzioni locali
«Il Pratone era già un tema della campagna 2021 – racconta Alessandro Monciotti, presidente della Commissione scuola del Municipio I – Ne ero a conoscenza anche prima di essere eletto». Monciotti denuncia anche la perdita di un’occasione educativa: «È l’ultimo polmone verde di Prati. Spesso queste aree vengono abbandonate per poi giustificare una nuova edificazione. È un messaggio sbagliato, soprattutto verso i più giovani. Se un ragazzo dà valore a un parco e poi le istituzioni glielo tolgono, il segnale educativo che passa è pessimo». Prati è densamente popolato: il 60% delle attività commerciali del Municipio I si concentra qui. «Esistono edifici pubblici già disponibili, come la caserma Manara o il vecchio tribunale civile. Recuperare l’esistente è l’unica strada – ha concluso Monciotti – Dobbiamo continuare a lottare, perché chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso».
La voce parlamentare
Anche la deputata Valentina Grippo, del gruppo Azione, segue da anni la vicenda. Oltre ad aver presentato due interrogazioni parlamentari – nel 2023 e nel 2025 – ha chiesto ai ministri della Giustizia e dell’Ambiente una verifica aggiornata della reale necessità del progetto, alla luce del nuovo contesto post covid, tra smart working e digitalizzazione. Grippo chiarisce di non essere contraria alla riqualificazione della città giudiziaria, ma ritiene incomprensibile farla a scapito di un’area verde protetta. Avrebbe compreso una scelta che cogliesse l’occasione del Pnrr per intervenire sull’esistente, rendendo l’intera area sostenibile. Per farlo, chiede da tempo un piano dettagliato dei fabbisogni, in termini di personale, attività e spazi necessari. Solo così, coinvolgendo cittadini e comitati in un confronto pubblico, si può valutare se servano davvero nuovi edifici. Nel concreto, tra pochi mesi gli spazi della Corte d’appello saranno liberi: «Il distretto penale ha bisogno di un nuovo edificio? Ne avrà addirittura due!», ha concluso Grippo. La deputata ricorda anche il risultato ottenuto nel 2022, quando la Regione ha approvato una sua mozione contro la cementificazione dell’area. Oggi valuta la convocazione di una conferenza stampa alla Camera per portare l’attenzione sulle anomalie dell’iter.
I giovani
Anche i Giovani democratici del I Municipio si sono attivati. «Il nostro è un gruppo politico e di amici che interviene su molti casi locali, dal Mercato Trionfale al Teatro Quirino, seguendo un principio di base: offrire un punto di vista generazionale alle trasformazioni della città» racconta il presidente della sezione, Valerio Galletta. Nonostante le difficoltà, i Gd hanno scelto di sostenere concretamente l’azione legale promossa dai comitati: «Abbiamo accolto senza esitazioni l’invito di Paola De Vecchis a contribuire al ricorso al Tar». Costruire in un’area tutelata è, come ribadisce eufemisticamente Galletta, un’azione “sorprendente”. «Il sindaco Gualtieri ha cercato di migliorare l’impostazione, ma la competenza resta regionale. È a Rocca che bisogna rivolgersi» ha sottolineato Galletta. «Non è scontato che ai giovani venga dato ascolto: evitare di essere relegati al ruolo di spettatori non paganti è un grande traguardo – ha concluso Galletta – Spesso i ragazzi si rifugiano nell’indifferenza. Ma oggi ci sono gli ingredienti per un nuovo movimento generazionale. Il mondo non si cambia da solo». Il destino del Pratone non è solo una questione locale, ma un simbolo di come si pensa – o meglio non si pensa – la città. In gioco non c’è solo un progetto di edificio, ma il rapporto tra potere e territorio, tra le istituzioni e i cittadini. In questo quadro, la fiducia nella politica, che già vacilla, rischia di crollare.

