La Germania ha già conosciuto una scossa profonda alle elezioni federali del 23 febbraio 2025: AfD ha ottenuto il 20,8% dei secondi voti, quasi raddoppiando il risultato del 2021 e diventando la seconda forza del Bundestag per numero di seggi. Non è stata soltanto una crescita numerica: il risultato ha mostrato quanto una parte consistente dell’elettorato tedesco non si riconosca più nei partiti tradizionali. L’avanzata di AfD si inserisce in un clima europeo e occidentale segnato da insicurezza economica, paura del declino e sfiducia verso le élite politiche. La crisi industriale, la transizione energetica, l’aumento dei costi della vita e il dibattito sull’immigrazione hanno alimentato temi che il partito ha saputo intercettare con una comunicazione semplice e diretta.
Un fenomeno globale
La crescita di AfD non è un caso isolato. Negli ultimi dieci anni, movimenti populisti e nazionalisti hanno conquistato spazi decisivi in molte democrazie occidentali. Negli Stati Uniti, Donald Trump ha vinto le elezioni del 2016 e del 2024, ribaltando i codici della comunicazione politica tradizionale. In Italia, la Lega ha ottenuto risultati storici nel 2018 e nel 2019, mentre in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen è diventato un attore centrale del sistema politico. Nel Regno Unito, Nigel Farage ha trasformato Reform UK in un catalizzatore del malcontento post-Brexit. Questi movimenti condividono un tratto comune: la capacità di presentarsi come interpreti autentici del “popolo”, contrapponendosi a un establishment dipinto come distante, inefficiente e autoreferenziale. È un meccanismo narrativo che offre una spiegazione immediata a problemi complessi e costruisce un’identità politica basata sulla contrapposizione.
Il ruolo decisivo dei social
La comunicazione è il terreno dove l’estrema destra eccelle. Meme, selfie, sorrisi, linguaggi visivi immediati: strumenti semplici, ma potentissimi. I social permettono di costruire un leader che appare forte e, allo stesso tempo, vicino agli interessi delle persone comuni. È la politica dell’immagine, dove la spontaneità è spesso accuratamente progettata. Giorgia Meloni si è raccontata come “underdog”, una donna cresciuta in un quartiere popolare, lontana dai salotti del potere. Marine Le Pen si mostra nei reel mentre canta canzoni popolari insieme ai militanti, costruendo un’immagine di familiarità. Donald Trump, durante la campagna del 2024, è apparso nei panni di un commesso del McDonald’s, intento a servire patatine ai clienti. Sono gesti simbolici, studiati per trasmettere un messaggio preciso: “Io sono come voi”. La forza di questa comunicazione sta nella sua capacità di bypassare i media tradizionali, aggirando filtri, analisi, contestualizzazioni. Il leader parla direttamente al suo pubblico, senza intermediari, e questo crea un legame emotivo che la politica classica fatica a replicare.
Il linguaggio semplice e diretto
“Make America great again”, “America First”, “Meno tasse per tutti”, “Non ostacolare chi vuole fare”, “Remigrazione”. Sono slogan brevi, incisivi, immediatamente riconoscibili. Racchiudono un’idea di società in poche parole, trasformando la complessità in una promessa. Il linguaggio dell’estrema destra è costruito per essere memorizzabile, ripetibile, condivisibile. Non analizza i problemi: li semplifica. Non propone soluzioni articolate: offre risposte nette. È un linguaggio che rassicura perché elimina le sfumature, riduce l’incertezza e costruisce un mondo diviso tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra chi difende il popolo e chi lo tradisce. Questo approccio funziona soprattutto sui temi più sensibili per la classe media: immigrazione, pensioni, lavoro, sicurezza. Temi che toccano la vita quotidiana e che, proprio per questo, diventano terreno fertile per messaggi immediati.
Identificare il nemico
Ogni movimento populista ha bisogno di un nemico. È un elemento strutturale, non accessorio. Il nemico può essere l’immigrato, il burocrate europeo, il politico corrotto, il giornalista “di sistema”, il finanziere globale. L’importante è che sia riconoscibile, facilmente individuabile, e che rappresenti una minaccia alla comunità. Identificare il nemico permette di creare coesione interna: il leader diventa il difensore del popolo contro un avversario percepito come potente e pericoloso. È una dinamica che rafforza il senso di appartenenza e alimenta la mobilitazione. In Germania, AfD ha costruito la sua narrativa contro l’immigrazione e contro un governo accusato di aver tradito gli interessi dei lavoratori. In Francia, Le Pen ha puntato sul rifiuto delle élite parigine. Negli Stati Uniti, Trump ha trasformato i media tradizionali e la burocrazia federale in bersagli costanti. Il nemico è un dispositivo comunicativo che semplifica il mondo e offre una direzione emotiva alla rabbia sociale.

