Spagna, 280 giornalisti “schedati”: il dossier che scuote il governo Sánchez 

Spagna, 280 giornalisti “schedati”: il dossier che scuote il governo Sánchez 

In Spagna è scoppiata una nuova polemica che ha travolto il governo Sánchez. Questa volta al centro della bufera c’è un documento interno del ministero dell’Interno che, secondo un’inchiesta del quotidiano El Confidencial, avrebbe schedato circa 280 giornalisti classificandoli in base alle loro posizioni politiche e al grado di vicinanza o ostilità verso l’esecutivo. Una vicenda che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla tutela della libertà di stampa e sul rispetto delle garanzie democratiche. 

Il dossier e le sue classificazioni 

Secondo quanto ricostruito da El Confidencial, il documento risalirebbe al 2024 e includerebbe nomi, fotografie e profili di giornalisti appartenenti a diverse testate nazionali e regionali. Ogni professionista sarebbe stato collocato in una categoria ideologica: “anti‑sanchista”, “tendenzialmente conservatore”, “militante socialista”, “sostenitore del governo”. Accanto alle etichette politiche, il dossier riporterebbe anche annotazioni sulle posizioni espresse riguardo ai provvedimenti più controversi dell’esecutivo, come la legge di amnistia per gli indipendentisti catalani e la misura che avrebbe permesso a circa cinquecentomila migranti di ottenere la cittadinanza spagnola. Secondo la ricostruzione del quotidiano, il documento sarebbe stato utilizzato per orientare la comunicazione istituzionale, decidendo quali giornalisti invitare alle conferenze stampa e quali considerare “ostili” o potenzialmente critici. Una pratica che, se confermata, configurerebbe una forma di monitoraggio politico della stampa da parte delle istituzioni. 

La difesa del governo  

Di fronte alle accuse, il Ministero dell’Interno ha ammesso l’esistenza del documento, ma ha respinto con decisione l’idea che si tratti di una lista di proscrizione. La versione ufficiale parla di un semplice “strumento di lavoro interno” elaborato dai funzionari della comunicazione per mappare il panorama mediatico e migliorare l’organizzazione degli incontri con la stampa. Il ministro dell’Interno ha definito la vicenda “ingigantita”, sostenendo che ogni governo analizza il comportamento dei media per gestire in modo più efficace la comunicazione istituzionale. Secondo la sua ricostruzione, nessun giornalista sarebbe stato escluso o penalizzato nell’accesso alle informazioni pubbliche e il documento non avrebbe avuto alcuna finalità discriminatoria. Una difesa che, tuttavia, non ha contribuito a spegnere le polemiche. 

Le reazioni  

La risposta delle associazioni di categoria è stata immediata. La FAPE, la Federazione delle associazioni dei giornalisti di Spagna, ha definito il dossier “incompatibile con lo stato di diritto”, denunciando una schedatura ideologica che mina la libertà d’informazione. Critiche sono arrivate anche dalle opposizioni, che hanno parlato di “metodi da regime autoritario”, e persino da alcuni esponenti del PSOE, il partito socialista che guida la maggioranza. Tra le voci più critiche c’è quella di Patxi López, portavoce socialista al Congresso, che ha chiesto chiarimenti e trasparenza. La vicenda ha assunto anche una dimensione giudiziaria: l’Autorità spagnola per la protezione dei dati ha aperto un’indagine d’ufficio per verificare eventuali violazioni della privacy dei giornalisti coinvolti e accertare la natura del documento.