Come può la scuola essere uno strumento che salva tanti giovani dall’illegalità? Lo ha dimostrato concretamente la fiction Rai La preside, che racconta la storia della dirigente scolastica di Caivano Eugenia Carfora (Liguori, come viene ribattezzata nella serie), che giorno dopo giorno, ogni anno, combatte la dispersione scolastica casa per casa. Un fenomeno particolarmente diffuso nella città conosciuta da tutti come la più grande piazza di spaccio d’Europa, dove è stato inferto un duro colpo al malaffare con un decreto del governo Meloni nel 2023. Con l’interpretazione di Luisa Ranieri, ogni puntata rappresenta ciò che la scuola continua a essere nei periodi più difficili: un luogo in cui costruire un futuro bello e pieno di opportunità, a scapito della bruttezza del crimine e della mafia. La stessa attrice ha raccontato al cinema Adriano di Roma, il 23 gennaio 2026, la sua esperienza umana in questa avventura professionale.


Chi è “La preside”
Forte, determinata, rigida nei movimenti ma sciolta nell’approccio con gli altri. Tenera e buona quando si confronta con uno dei suoi ragazzi. Così appare la preside che ha sfidato la dispersione scolastica con un solo obiettivo: dare ai giovani di Caivano le stesse opportunità che hanno tutti i ragazzi d’Italia. Di lei ha parlato la stessa Luisa Ranieri: «Eugenia Carfora è stata a Caivano una figura che ha scardinato un modo di pensare. Era inimmaginabile che una preside entrasse nelle case per prendere i ragazzi e portarli a scuola». Grazie allo studio attento del personaggio, svolto tra i corridoi dell’istituto Morano, è stato possibile per l’attrice conoscere da vicino la routine di una donna così motivata e impegnata, che ha raccontato: «A lei non interessava nulla di essere di fronte a una persona famosa, le importava solo dei suoi ragazzi. Quando mio marito l’ha chiamata le ha detto: “Salve, sono Luca Zingaretti”, e lei ha risposto: “Sì, e io sono Napoleone”». Un racconto ironico che però dice molto: «Quando vedeva un ragazzo che entrava con una faccia strana, un po’ stordito, mi lasciava nei corridoi dicendomi: “Mi scusi, tengo che fa’”».
Il ruolo dell’insegnante
Protagonista è una donna, sì, ma non solo. Oltre ai tanti studenti, i docenti dell’istituto sono i personaggi che più di tutti contribuiscono a rendere la scuola un luogo diverso rispetto a come appariva all’inizio. Sono le figure degli insegnanti eroi che vengono raccontate: persone che lavorano con l’obiettivo di creare un futuro migliore. «Lei ha una struttura ampia che le ha permesso di raggiungere i suoi risultati, fatta di insegnanti e collaboratori scolastici che non arretrano di un centimetro di fronte alle difficoltà. Si tratta di uomini e donne super motivati che credono veramente di poter incidere sulla realtà. Non è nuovo il fatto che da soli non si va da nessuna parte», ha detto Ranieri, aggiungendo anche che: «Mi sono arrivate moltissime lettere di professori, che mi hanno ringraziato per aver dato alla loro figura un’autorevolezza che oggi non viene più riconosciuta dalle famiglie. In Italia i docenti sono visti come qualcosa che non serve, ma non è affatto così».
Legalità come esempio
Se c’è un tema che, insieme alla scuola, è protagonista, quello è la legalità. Il rispetto delle regole è lo strumento principale con cui la protagonista fornisce un insegnamento a studenti e famiglie. A muoverla è quel senso di legalità che rende inconcepibile il fatto che le istituzioni non facciano il loro lavoro, quando dovrebbero per prime indicare la via della legge. Anche per questo, in un territorio dove in molti vivono ai margini della legalità, la preside guadagna il soprannome di “A’ pazza”. «Lei pensa che anche la vita creativa debba stare nei confini delle regole, perché sono quelle che indicano la via da seguire — osserva Ranieri —. Questo anche perché sente molto il suo ruolo di rappresentante dello Stato, che senza regole si depotenzia». Secondo l’attrice, ciò che ha permesso di raggiungere questo risultato di legalità ed emancipazione è stata anche la capacità di comunicare con tutti, trasmettendo quel suo senso di “fretta”: «Come attrice ho voluto far passare questo messaggio: il tempo è un nemico per lei, c’è sempre questo senso di urgenza. Fa cento cose contemporaneamente, gira continuamente nei corridoi. Sono elementi che ho voluto rappresentare».
Il racconto di Caivano
Caivano è conosciuta sin dagli anni Ottanta come un luogo abbandonato al degrado. Non poteva non emergere questo lato nella serie, che raffigura il territorio come sporco, grigio, caratterizzato da tante forme di criminalità e discriminazione. Non sono mancate poi storie di ragazzi in preda al disagio sociale: giovani vittime di un amore tossico, pregiudizi sull’orientamento sessuale, famiglie criminali che non vogliono vedere i figli abbracciare — anche sentimentalmente — chi rappresenta un mondo fatto di valori forti e veri. In questo contesto, però, l’obiettivo rimane quello di raccontare altro: «Prima del decreto Caivano, lì c’era l’assenza dello Stato — commenta Ranieri —. Ma alla fine lì ci sono sempre state delle brave persone che hanno tirato fuori uomini e donne dal marciume. Lei ha fatto un lavoro straordinario, perché sì, serve anche la forza, ma poi come si interviene su ragazzi e famiglie? Lei ha fatto quello che nessun decreto riuscirà mai a fare».
Le reazioni: tra felicità e rabbia
Ma cosa pensa la popolazione della serie? La risposta di Luisa Ranieri alla domanda di #Noi Antimafia è stata chiara: «Mi è sembrato che tutti fossero contenti, perché oltre alle polemiche politiche, gli abitanti pensano che sia bello far vedere che in una zona così difficile ci sono anche delle persone perbene che, aiutandosi, fanno gol». Aggiunge inoltre che: «Io non volevo raccontare la camorra, perché ha già avuto troppo lustro tramite la televisione. A me invece interessava raccontare che non è detto che in periferia ci siano solo delinquenti, magari lì ci sono semplicemente persone povere che non possono permettersi di pagare un affitto altrove. Questo è quello che almeno è arrivato a me». Ma non è solo questo il messaggio che è passato. Non si sono fatte attendere le polemiche da parte degli studenti dello stesso istituto, che hanno denunciato un sistema.

