Spari, faide tra clan, sequestri di persona, centro di un traffico internazionale di droga. Non si parla di un paese del terzo mondo, non di uno dei centri della criminalità internazionale più conosciuti. È quello che accade nelle periferie di Marsiglia, in Costa Azzurra o in Corsica, aree della Francia in cui la criminalità organizzata si è mossa e ha prosperato anche grazie all’assenza di leggi specifiche efficaci e al velo che il negazionismo ha creato in tanti anni. Eppure, secondo i dati arrivati dall’OFAST, l’ufficio governativo che si occupa di monitorare il consumo di sostanze stupefacenti, la situazione fa tutt’altro che ben sperare in un territorio dove la mala si è espansa a macchia d’olio. Abbiamo analizzato il fenomeno anche grazie al contributo di Fabrice Rizzoli, docente di geopolitica del crimine organizzato e presidente dell’associazione antimafia Crim’HALT.
Emergenza droga
La diffusione del traffico di droga appare inarrestabile, soprattutto alla luce dei dati più recenti. Secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno francese, nel 2024 sono state sequestrate 53,5 tonnellate di cocaina dalle autorità. Un dato allarmante che certifica un aumento del 130% rispetto al 2023. Un giro di affari enorme che si aggira intorno ai 6 miliardi di euro all’anno e che nel solo settore dello spaccio conta circa 240.000 “addetti”, tra pusher e narcotrafficanti.
Il ruolo centrale del Marocco
Da dove arriva questa enorme quantità di droga? Centrale è il ruolo del Marocco, uno dei principali paesi al mondo per produzione di resina di cannabis. Secondo Fabrice Rizzoli però, oltre alla corruzione dei rappresentanti politici locali, la lotta contro queste attività illegali è ostacolata dai comuni interessi geopolitici che la Francia ha con il Paese magrebino, tutti e due interessati maggiormente a contrastare l’immigrazione clandestina e il jihadismo. «Una larga parte della popolazione marocchina vive grazie alla produzione di resina di cannabis – ha detto il professore – interrompere questa attività vorrebbe dire destabilizzare un Paese che è più o meno stabile, se paragonato all’Algeria, creando immigrazione e terrorismo, cosa che nessuno può permettersi».
Le altre vie della droga
Nonostante questo, però, sempre secondo l’OFAST, il 15-20% della cocaina francese viene dalla Guyana, mentre il 55% di quella sequestrata arriva dalle Antille Francesi. Territori molto vasti, difficili da controllare, ma allo stesso tempo rappresentano un hub strategico fondamentale per il narcotraffico. «La cocaina prodotta in Colombia, Bolivia e in Perù ha vari canali per arrivare in Europa e una di queste vie sono quelle della Guyana e delle Antille – sottolinea Rizzoli – c’è tanta merce nascosta nei depositi e una parte arriva tramite aereo, mentre il resto con navi private che accettano di trasportare la droga a pagamento. Non ci si sarebbe mai aspettati che le sostanze potessero arrivare via mare, ma questo è il prezzo da pagare per aver fatto la scelta del commercio internazionale rapido».

Le Havre e Marsiglia: porti strategici
Accanto ai porti di Gioia Tauro e Anversa, le più note porte d’ingresso per la droga che arriva in Europa, spiccano anche gli scali francesi. «Molto importante è il porto di Le Havre, che si trova non lontano da Parigi», ha affermato Fabrice Rizzoli, che al riguardo fornisce una testimonianza rilevante: «Un mese fa un poliziotto mi ha mandato una foto di 300 chili di cocaina, trovata dentro un container che trasportava surgelati. Questo dimostra la dimensione del fenomeno». «Importante è anche il porto di Marsiglia, ma in questo caso sono dieci o quindici anni che non abbiamo un sequestro importante – continua – Come ricercatore posso dire che due potrebbero essere le motivazioni: o la droga non passa molto da lì o si ipotizza che possa transitare più facilmente a causa della corruzione».
Gli epicentri della criminalità
Nonostante la criminalità organizzata sia presente in maniera più o meno uniforme su tutto il territorio francese, si possono individuare alcuni importanti epicentri. Tra questi spicca Marsiglia. «La criminalità occupa il territorio marsigliese già dagli anni ’30, prima con la prostituzione e poi con la droga. Oggi hanno preso il potere dei narco banditi dei quartieri popolari, che sono l’equivalente delle Vele di Scampia, ma alla fine ci sono ovunque in Francia» ha aggiunto il professore, che parla degli abitanti delle periferie che negli anni sono stati in grado di prendere il controllo in maniera autonoma del narcotraffico, potendo far arrivare la droga anche dai loro paesi d’origine (Marocco in primis). Un esempio potrebbe essere proprio la Seine-Saint-Denis, un dipartimento di Parigi: «È la periferia più povera della Francia, dove le lotte intestine e i regolamenti di conti appaiono poco visibili visto che nella regione parigina vivono 12 milioni di persone».
Il caso Corsica
La Corsica è il territorio in cui ci sono più omicidi in Europa. Dietro questo dato allarmate, fornito dal JIRS ( juridictions interrégionales spécialisées), c’è lo zampino di una criminalità organizzata che negli anni ha messo forti radici. Sul perché di tutto questo, il professor Rizzoli non ha dubbi: «La situazione è catastrofica da cinquant’anni, la mala miete quindici vittime all’anno. È l’area con la maggiore densità mafiosa perché questo tipo di criminalità è stata sottovalutata». Dietro i clan locali però ci sono delle trame losche che hanno visto protagonisti anche gli ex nazionalisti corsi. Rizzoli ha spiegato che: «I nazionalisti sono stati qualificati come terroristi e lo Stato ha investito qualsiasi tipo di mezzo, lasciando indietro negli anni 80 e 90, volontariamente o no, la criminalità organizzata. Ma tra mafia e indipendentisti c’è stata anche una guerra perché tutti e due volevano prendere il controllo del racket, quindi la Francia ha lasciato il crimine forte per indebolire i nazionalisti, che finalmente hanno gettato la spugna e hanno smesso nel 2014 di fare la lotta armata. Ha vinto lo Stato, ma anche la criminalità organizzata».
Niente reato di “associazione mafiosa”
«Noi non abbiamo ancora risolto questo problema: esiste o no la mafia in Francia?». È la premessa con cui Fabrice Rizzoli ha iniziato a parlare di un tema che nel Paese transalpino appare complesso e molto dibattuto. A dimostrazione di questo c’è un fatto incontrovertibile: non esiste il reato di associazione mafiosa. A differenza del codice penale italiano, che con l’articolo 416 bis definisce chiaramente quando un gruppo criminale possa definirsi mafioso, gli stessi reati vengono giudicati in Francia tramite l’articolo 450 (association de malfaiteurs), che mira a colpire qualsiasi gruppo criminale senza che venga riconosciuta la specifica aggravante del metodo mafioso. «Anche in Italia era difficile accettare l’esistenza della mafia prima che venisse approvata una legge sul delitto di associazione mafiosa, perché in uno Stato di diritto serve una legge per qualificare un fenomeno. Sono sicuro che la Francia non sia un caso diverso».

