Non solo finte associazioni antimafia che sotto il vessillo della lotta alla criminalità ne fanno gli interessi. Ora il terrorismo sembra aver copiato dalle strategie della mala. E così beneficenza e solidarietà sono diventati benzina che alimenta il fuoco del terrorismo. Con l’analista di Intelligence Alberto Pagani ripercorriamo l’inchiesta della procura di Genova sui finanziamenti ad Hamas, il gruppo artefice del massacro del 7 ottobre 2023, che ha portato all’ultimo atto del conflitto israelo-palestinese.
Operazione Domino
L’operazione Domino nasce da un sospetto di attività riconducibili a una cellula palestinese sotto la lente degli inquirenti sin dai primi anni Duemila. Negli ultimi due anni le indagini subiscono un’accelerazione decisiva, fino agli arresti del 26 dicembre 2025: nove le persone fermate e tre le associazioni benefiche finite sotto accusa. È quanto emerge dall’ordinanza di 306 pagine della procura di Genova, che ricostruisce un sistema di triangolazioni internazionali e flussi di denaro diretti verso associazioni considerate illegali da Israele. Il motivo? I loro legami con Hamas. L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo di Genova, con il supporto di polizia, guardia di finanza ed Europol (l’agenzia dell’Unione europea che coordina le indagini delle forze dell’ordine). Nel corso delle indagini sono state raccolte oltre quattro milioni di intercettazioni, dati di traffico telefonico e un’ampia documentazione sui movimenti finanziari. Le operazioni hanno incluso 17 perquisizioni e il sequestro di beni per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro.

L’associazione e gli indagati
Al centro dell’inchiesta figura Mohammad Hannoun, indicato dagli inquirenti come vertice della cellula italiana di Hamas. Già noto alla procura di Genova per un’indagine archiviata nei primi anni Duemila, Hannoun è legale rappresentante e amministratore delle tre associazioni finite sotto accusa: l’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese (Abspp), La Cupola d’oro e La palma. L’uomo, palestinese con cittadinanza giordana, vive da anni a Genova e lavora come architetto. Già nel 2024 era stato inserito nella blacklist del Dipartimento del tesoro statunitense, che lo accusa di aver convogliato fondi verso Hamas attraverso associazioni formalmente umanitarie. Nell’agosto 2025 si era dichiarato “simpatizzante di Hamas e di ogni fazione che lotta per i diritti del mio popolo”, respingendo le accuse di esserne un leader. Tuttavia, negli atti dell’inchiesta Domino, viene descritto come “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana”. Dopo la chiusura dei conti di Hannoun, le attività proseguivano attraverso altre associazioni intestate a terzi, regolarmente dichiarate alle autorità. Insieme a lui risultano arrestati altri otto soggetti ritenuti parti della rete italiana, tra cui Ra Ed Hussny Mousa Dawoud, esponente del gruppo che di fatto governa Gaza.
Oltre i confini italiani
L’inchiesta si inserisce in un quadro più ampio di finanziamento internazionale. «L’Italia è come gli altri Paesi occidentali, più o meno. Quello di Hamas è un impero finanziario globale e diversificato, alimentato principalmente dal sostegno di alcuni Stati. L’Iran resta il principale sostenitore, perché ha fornito centinaia di milioni di dollari all’anno sotto forma di finanziamenti diretti, armi e formazione. Ma ci sono anche altri Paesi, come il Qatar, la Turchia e, in passato anche l’Arabia Saudita, che hanno fornito o ospitato reti di finanziamento» spiega Pagani a #Noi Antimafia. Prima dell’ultimo conflitto, una parte significativa delle entrate proveniva dal controllo diretto di Gaza e dalla gestione degli aiuti internazionali. «Hamas a Gaza era il potere pubblico: solo alla fine dell’elenco ci sono le organizzazioni complici, mascherate da associazioni umanitarie e quelle legate alla Fratellanza Musulmana». Secondo gli atti, il giorno dell’arresto Mohammad Hannoun sarebbe dovuto andare in Turchia per gestire le attività dell’associazione. L’accusa è quindi chiara: terrorismo internazionale. L’indagine ha inoltre evidenziato una cooperazione giudiziaria estesa, con il coinvolgimento di altri Paesi europei e delle autorità israeliane. «Quando la minaccia è condivisa e il risultato è percepito come win-win, la collaborazione tra apparati di sicurezza si rivela efficace», osserva Pagani, sottolineando come, pur in un contesto di competizione tra alleati, il contrasto al terrorismo rappresenti un elemento che unisce.
La beneficenza fake
L’inchiesta ha rivelato anche i sistemi fiduciari informali con cui avveniva la raccolta fondi, come l’hawala, o strumenti moderni come le criptovalute, per eludere controlli e sanzioni internazionali. Secondo Pagani, «lo schema è ormai consolidato: impietosire per ingannare e raccogliere fondi. Esibire le vittime degli attacchi israeliani produce indignazione e solidarietà, facilitando la raccolta di fondi». L’uso della beneficenza come strumento non è limitato al trasferimento di fondi: «sfruttare i palestinesi più deboli come scudi umani è cinico, influenza politica e società». L’inchiesta ha svelato anche un sistema di attività volto al reclutamento di nuovi attivisti dal settore studentesco e alla formazione militare, con fondi destinati non solo alle istituzioni di Gaza, ma anche al “dipartimento dei martiri, feriti e prigionieri”, cioè alle famiglie di chi ha partecipato ad attentati o è in prigione per reati di terrorismo, consolidando consenso tra le fila del movimento.
La normalizzazione dell’area grigia
Pagani chiarisce: «Tutte le risorse su cui Hamas riesce a mettere le mani servono a sostenere il suo sistema di potere e le sue attività: finanziamenti per la costruzione di tunnel sotterranei, per l’acquisto di armi, per il pagamento dei miliziani e addirittura attacchi terroristici. Un sostegno finanziario “all inclusive”». Ne deriva un problema politico, mediatico e culturale: «L’opinione pubblica perde la distinzione tra l’Autorità nazionale palestinese e Hamas, a vantaggio dei terroristi, producendo una confusione totale». Confusione che si riflette nelle vicende passate di Hannoun: archiviato nel 2005 per insufficienza di prove, nonostante fosse inserito nella blacklist USA. Intercettazioni e monitoraggi successivi hanno evidenziato espressioni di apprezzamento verso attentati terroristici e finanziamenti illeciti per oltre 7 milioni di euro dal 2001 fino all’arresto. Pagani chiarisce: «I servizi segreti occidentali conoscono perfettamente queste modalità di finanziamento del terrorismo internazionale. Il punto però è contrastarlo efficacemente, rispettando la legge e le garanzie costituzionali di tutti». Secondo l’analista, dietro Hamas non ci sono solo associazioni strumentali per raccolta fondi o propaganda, ma strategie criminali di alcuni Stati che utilizzano il terrorismo come «strumento di guerra asimmetrica».
Prevenzione e controllo
«Pur con la presunzione di innocenza, è stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative umanitarie, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili ad Hamas», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il question time al Senato dell’8 gennaio 2026. Il rischio di evoluzione delle forme di radicalismo è al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine e del ministero, che dedicano grandi risorse al contrasto della minaccia terroristica. Il coordinamento avviene attraverso il Comitato analisi strategica antiterrorismo e in collaborazione con le strutture antiterrorismo europee ed extraeuropee. Piantedosi sottolinea l’importanza di rafforzare strumenti di prevenzione, come il rimpatrio dei soggetti pericolosi, già attuato in oltre 200 casi dall’inizio della legislatura. Pagani osserva che la miglior prevenzione passa dalla conoscenza e consapevolezza dei cittadini. La scuola, l’istruzione e l’educazione sono più efficaci di qualsiasi misura repressiva. La diffusione incontrollata di informazioni superficiali e false crea una “infodemia” che annebbia la comprensione dei fenomeni complessi e favorisce la percezione distorta della realtà. «Così si annichilisce il popolo e si trasforma la massa in uno “sciame” di individui isolati, che rumoreggiano senza una visione della realtà».

