Antonio Di Pietro: “Voterò sì al referendum sulla giustizia, è una riforma necessaria” 

Antonio Di Pietro: “Voterò sì al referendum sulla giustizia, è una riforma necessaria” 

Antonio Di Pietro non ha dubbi: la riforma della giustizia, scritta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, non è soltanto giusta, ma necessaria. È quello che l’ex magistrato e protagonista di Mani Pulite ha voluto sottolineare all’inizio dell’intervista, mettendo l’accento sulle grandi differenze tra questo pacchetto di riforme, che chiameranno gli italiani al voto in primavera, e i disegni dell’ex premier Silvio Berlusconi. Due realtà che spesso vengono accomunate, ma che il magistrato ha spiegato essere radicalmente diverse. Queste le ragioni del suo sì spiegate a #Noi Antimafia. 

Lei sottolinea sempre che questa non è una riforma della giustizia, ma della magistratura. Perché? 

«Avremmo davvero bisogno di una riforma della giustizia e fino ad ora è stato fatto poco e male, soprattutto in questa ultima legislatura. Altra cosa è invece la riforma dell’ordinamento giudiziario, come in questo caso, che è diventata necessaria dopo il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio avvenuto nel 1989. Prima il giudice faceva le indagini e decideva se l’imputato fosse colpevole o innocente, mentre ora l’accusa e le prove vengono elaborate dal pubblico ministero. Questo processo è iniziato da quel momento e oggi deve essere completato, cosa che fino ad ora non è stata fatta».  

Come mai trent’anni di ritardo? 

«Con la scusa di portare avanti la riforma, in troppi, soprattutto Silvio Berlusconi, hanno cercato di mettere il pm sotto il controllo del potere esecutivo. Questo non è accettabile. La riforma del ministro Nordio però non contiene questo tentativo improprio, quindi mi sembra opportuno che questo percorso venga portato a termine. Il sistema accusatorio impone che ci sia la terzietà del giudice e questa riforma la garantisce». 

Qual è la differenza tecnica tra la riforma di Berlusconi e quella di Nordio? 

«Con questa riforma l’articolo 104 della costituzione, quello che sancisce l’indipendenza della magistratura, rimane tale e quale a come lo avevano pensato i nostri padri costituenti. Lo stesso accade per l’articolo 112, che parla dell’obbligatorietà dell’azione penale. Nel testo di Nordio non è previsto che vengano modificati e per farlo ci sarebbe bisogno di un’altra riforma costituzionale. In questo caso bisognerà battersi in prima fila per contrastarla. Berlusconi avrebbe fatto il contrario invece». 

Gli italiani saranno chiamati a scegliere sull’introduzione della separazione delle carriere, un progetto sostenuto da Licio Gelli…  

«Licio Gelli, oltre ad aver sostenuto la separazione delle carriere, aveva previsto anche la riduzione del numero dei parlamentari, una riforma fatta dal Movimento 5 Stelle. A nessuno è venuto però in mente di dire che quel partito abbia voluto attuare il programma del fondatore della loggia massonica P2. È necessario parlare del merito, a prescindere da chi ha sostenuto un intervento del genere. Ripeto che questa è la naturale conseguenza della riforma che nell’89 ha trasformato il sistema processuale da inquisitorio ad accusatorio, nulla di più». 

Alcuni dicono che separando le carriere si creerebbero pm non in grado di trovare prove a favore dell’imputato. È un pericolo reale? 

«Questa più che un’argomentazione è una deduzione, visto che non è giustificata dalla realtà dei fatti. Oggi e domani il pm, come sta scritto nella costituzione, resta con l’obbligo dell’azione penale e soprattutto resta con l’obbligo di fare le indagini anche a favore dell’indagato. In quest’ottica, se passasse la riforma, il pubblico ministero farebbe domani quello che fa anche oggi. Se un pubblico ministero non vuole fare il suo dovere, questa è un’anomalia che va contrastata, ma questo non dipende dalla riforma». 

Molto contestata, soprattutto dall’Associazione nazionale magistrati, è l’introduzione del sorteggio per eleggere i membri dei due Csm che verrebbero creati. Come mai? 

«L’Anm, piaccia o non piaccia, con il sistema attuale, è la mamma del Consiglio superiore della magistratura. Questa soluzione del sorteggio se la sono cercata. Tutti i componenti del Csm sono stati eletti in base al sistema delle correnti. Questo ha portato a una conseguenza: c’è stata una vera lottizzazione che ha portato a prendere le decisioni più importanti in base alla logica delle correnti, come ha spiegato anche Palamara (ex presidente dell’Anm che ha rivelato intrecci di favoritismi, corruzione e manovre politiche dietro l’elezione dei membri del Csm, nrd). Questo comportamento ha reso necessario il sorteggio per il magistrato, che così non dovrà più rispondere alle correnti, nonostante continuerà a farne parte». 

Ritiene che sorteggio sia naturale conseguenza della situazione attuale? 

«No, penso solo che si debba porre fine a questa deprecabile direzione che ha preso il modo in cui vengono eletti i membri del Csm. Il sorteggio è la decisione che ha previsto il legislatore e che è stata presentata agli italiani per superare il problema. Ce ne potevano essere altre? Sì, quindi il cittadino dovrà decidere se lasciare le cose così o sostenere un sistema di elezione più trasparente e indipendente. Il sorteggio è il minore dei mali rispetto a una scelta clientelare che ha dimostrato che non sempre al posto giusto vanno i magistrati giusti». 

Come stanno trattando il tema i media? 

«In modo parziale e insufficiente. O meglio, in modo fazioso. Il vero problema è il rischio che il cittadino non informato vada a votare per partito preso. Questo vuol dire che si sceglie non perché si è coscienti. Bisogna sempre ricordare che le maggioranze cambiano, ma la costituzione resta. Ancora oggi qualche “berlusconiano d’annata” racconta che questa riforma può mettere un freno ai magistrati. Ma al contrario non solo il magistrato manterrà la propria autonomia, ma sarà ancora più forte nell’accertare i reati e nell’assicurare giustizia». 

Quindi la colpa maggiore non la hanno i media, ma la politica 

«È la politica che strumentalizza i media. Tenga presente che oggi la notizia più trasparente la si trova sui social, perché ognuno dice la sua e ci si può costruire un’idea. Vorrei rivolgermi ai cittadini e invitarli ad andare a votare, indipendentemente da cosa sceglieranno. La vera sconfitta della democrazia è che meno del 50 per cento vada alle urne. Quanto al merito, dico ancora che questa è una riforma che non andava fatta con il referendum. Non è una riforma di coscienza, come l’aborto o il divorzio, ma si tratta di tre riforme in uno e bisogna tenere conto di tutte e tre. I cittadini dovrebbero conoscerli bene. Prendendo il provvedimento, avendolo esaminato ho deciso di votare sì. Ho grande rispetto per chi coscientemente vota no. Su questa vicenda non intendo essere criminalizzato e non intendo neanche criminalizzare». 

La politica l’ha cercata per sostenere la campagna del sì? 

«Sono stato presente ad Atreju l’11 dicembre 2025, insieme alla segretaria Anm e responsabile giustizia Pd Serracchiani. Se anche gli altri partiti dovessero fare eventi del genere, io sarò presente, anche se ci saranno idee diverse dalla mia. In questo c’è il bello della democrazia».