Il 21 maggio, nel grattacielo Piemonte di Torino, è stato firmato il primo protocollo d’intesa dedicato al sostegno dei testimoni di giustizia. Il documento integra e valorizza i protocolli già esistenti contro la criminalità organizzata, richiamando in particolare la legge regionale del 2017 a tutela delle vittime di usura. L’accordo porta la firma della regione, rappresentata dal presidente Alberto Cirio, della prefettura di Torino con il prefetto Donato Cafagna, e della procura, con il procuratore Giovanni Bombardieri, titolare anche della Direzione distrettuale antimafia. Presenti anche il vicepresidente del Piemonte Maurizio Marrone, il procuratore generale di Piemonte e Valle d’Aosta Lucia Musti, la presidente della Corte d’appello Alessandra Bassi e il presidente della commissione Legalità del Consiglio regionale Domenico Rossi.
Il sostegno regionale
Il protocollo stabilisce che la regione, senza sovrapporsi al sistema nazionale di protezione, garantisce un supporto economico ai testimoni di giustizia. L’intervento avverrà tramite l’estensione del fondo già attivo per le vittime di usura, integrando le risorse statali per rendere più rapido ed efficace l’accesso alle tutele. Si tratta del primo documento di questo tipo. Durante la firma, il presidente Cirio ha dichiarato: «Per garantire la legalità non bisogna girarsi dall’altra parte, e questo accordo non lascia soli coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare». Nella stessa occasione ha aggiunto: «Esiste un sistema nazionale che li prende in carico, ma c’è una fase di difficoltà normativa dal momento della denuncia fino alla presa in carico. Per questo abbiamo scelto di estendere la tutela economica prevista per le vittime di usura anche ai testimoni di giustizia».
Come funziona
Sono stati stanziati 800 mila euro e il provvedimento prevede un contributo di 3 mila euro, trasferito tramite un conto corrente attivato dalla prefettura di Torino, con la massima riservatezza sull’identità del beneficiario. Il fondo di riferimento è lo stesso delle vittime di usura perché, come spiega il vicepresidente della regione Maurizio Marrone a Noi Antimafia: «Questo ha consentito di essere rapidi, senza dover creare un’altra legge ad hoc, dato che gli iter del consiglio regionale possono durare a livello legislativo anche uno o due anni e la procura aveva fatto capire che questa era un’esigenza urgente. Questa legge inoltre aveva dei tratti di affinità e permetteva anche di usare l’avanzo di risorse del fondo per le vittime di usura che era disponibile». L’obiettivo è sostenere chi decide di denunciare, rendendo meno gravoso un percorso che spesso comporta rischi e cambiamenti profondi. Il procuratore Giovanni Bombardieri ha definito l’accordo «un primo segnale concreto nel contrasto alla criminalità organizzata», ricordando a Noi Antimafia che i testimoni «non sono collaboratori di giustizia, ma vittime o persone informate sui fatti, e denunciare è una scelta personale, difficile, che può stravolgere la vita di un’intera famiglia».
Un aiuto etico e concreto
Il vicepresidente Marrone racconta anche come la necessità di creare il protocollo sia sorta a un convegno organizzato dal Consiglio regionale: «In quell’occasione il procuratore Bombardieri ha spiegato che l’arresto del mafioso non è il punto di arrivo, ma in realtà è quello di partenza, perché poi la conclusione del percorso avviene quando si esaurisce l’iter giudiziario. Lì è emersa l’esigenza di mettere in campo questo provvedimento e devo dire che è un orgoglio per noi aver elaborato il primo protocollo di questo tipo». «Ogni segnale che dimostra attenzione verso chi si trova a scegliere se piegarsi alle mafie o restare dalla parte della giustizia è un aiuto etico e concreto – ha sottolineato Marrone – Etico perché fa sentire la presenza delle istituzioni accanto a chi ha il coraggio di denunciare. Concreto perché più testimonianze arrivano nei processi, più è probabile che le condanne siano possibili e solide».
Un modello nazionale
«Speriamo che questo percorso possa ispirare altre regioni e altre istituzioni. Tra un paio di settimane sarò a Roma per firmare un nuovo protocollo con il ministro Piantedosi, questa volta dedicato al recupero dei beni confiscati – ha concluso Marrone – Sarà anche l’occasione per discutere di questo modello e valutare se possa essere replicato, magari con risorse più consistenti anche a livello nazionale. Arrivare nella Capitale con qualche primo risultato concreto renderebbe questo cammino ancora più solido».

