Ripensare il carcere minorile, farne un luogo di ascolto e non di abbandono. È stato questo lo spirito alla base del report “Introspezioni”, la prima ricerca sul carcere minorile italiano che con una serie di questionari ai giovani detenuti ha portato a galla una realtà nascosta: il desiderio di riscatto e crescita una volta usciti dalla cella, una voglia di futuro che va oltre la rassegnazione. Promosso dalla fondazione Lottomatica e dalla fondazione Francesca Rava, e curata da SWG e Cuntura, il documento è stato presentato alla Camera il 21 maggio 2026 alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. Un momento in cui anche le risposte dei ragazzi hanno avuto spazio tramite la voce di Benedetta Porcaroli, attrice che ha letto alcune delle risposte al report.
Empatia, ascolto, niente formalismi
«Il nostro lavoro rappresenta un modo nuovo per ascoltare i giovani detenuti. Lo abbiamo fatto con un questionario innovativo: le domande poggiano su empatia, il contesto è informale e il linguaggio è lo stesso che loro usano». Così ha introdotto la ricerca Alessandro Scalcon, senior researcher di SWG, che ha spiegato anche le modalità con cui la ricerca si è svolta, cioè creando un luogo di apertura dove i giovani hanno potuto scegliere se partecipare oppure no, se rispondere alle domande o non farlo. Una sfida che si è rivelata vincente: circa due detenuti su tre hanno partecipato volontariamente all’iniziativa.
Dati alla mano
Secondo quanto rivelato dalla ricerca, sono cinque i valori più importanti per i ragazzi: famiglia (92%), libertà (66%), lealtà (47%), amore (46%) e sincerità (33%). Il 36% di loro si sente spesso interessato e coinvolto in qualcosa, un dato rilevante se considerato che il 50% lo è a volte e solo il 14% dimostra difficoltà nel provare stimolo o interesse. Alla domanda sulla disponibilità dei ragazzi ad impegnarsi per la collettività, la risposta è stata sorprendente: il 96% di loro si dichiara pronto, con un 63% che vuole impegnarsi ad aiutare altri ragazzi che hanno fatto gli stessi errori. Inoltre, il 92% di loro ha un progetto o un obiettivo futuro per il periodo successivo al carcere. Accanto a questi dati però, non mancano le criticità: «Un terzo di loro si dimostra diffidente e protettivo, vivono in un’età in cui si ha bisogno di tornare a fidarsi del prossimo. Guardano la vita come piena di difficoltà, i momenti di felicità sono rari e per il 75% di loro la felicità è degna di essere vissuta se condivisa».
«Lavoriamo insieme per raggiungere un risultato»
«La cosa straordinaria sta nel fatto che ci troviamo di fronte a uno studio scientifico su un mondo che ci era estraneo – ha dichiarato il ministro Nordio – Il mondo del carcere minorile è molto diverso da quello degli adulti, un fenomeno marginale nei numeri ma che non può esserlo nei fatti e merita maggiore attenzione». Un percorso nuovo, mai arrivato prima sui tavoli di palazzo Piacentini, ma che si ha la volontà di continuare: «Sarebbe interessante, dal punto di vista politico, fare anche un sondaggio per comparare le risposte dei giovani detenuti con quelle dei loro compagni liberi o maggiorenni. Ammetto che è un compito impegnativo, però questo è solo l’inizio». Secondo Nordio, due sono i settori sui quali investire per raggiungere l’obiettivo: lo sport, che scarica la tensione, e il lavoro, che fa uscire dalla noia. «La solitudine è straziante per i giovani. Abbiamo bisogno di spazi per queste attività e la situazione non è omogenea in Italia». Il suo intervento si è poi concluso con un invito: «Da questo sondaggio dobbiamo capire come lavorare in futuro. Abbiamo bisogno di lavorare con la magistratura. Senza concordia e scambio amichevole con la politica questi risultati non si potranno raggiungere»
«Sono sicuro che vinceremo questa partita»
«Non siamo contenti quando vogliamo costruire nuove carceri, ma siamo contenti quando questi diventano spazi di rieducazione che rispondono alle esigenze dei detenuti». Così ha aperto il suo intervento il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che ha dichiarato di trovare riscontro dei risultati del report durante le visite degli istituti: «Mi ha colpito a volte come alcuni ragazzi si siano dimostrati più preoccupati di non avere il cellulare rispetto al fatto di non vedere il papà o la mamma. Fa riflettere il dato del report sull’importanza data alla famiglia, questo ci fa capire dove andare a investire. Per me non è un caso che la stessa percentuale di chi crede nella famiglia è la stessa di chi ha un progetto per il futuro». L’esponente del governo non ha mancato di citare l’indirizzo politico che la maggioranza ha dato alla questione: «Abbiamo bisogno di percorsi formativi che necessitano di spazi, che stiamo costruendo e che vogliamo migliorare. Sono sicuro che vinceremo questa partita, perché è quella che porterà il nostro Paese ad essere il primo tra quelli europei sulla frontiera della rieducazione dei detenuti».
«I loro sogni possono realizzarsi»
Fondamentale per raggiungere questo risultato è stato l’impegno della fondazione Lottomatica, dimostrata dalle parole del suo presidente Riccardo Capecchi: «Abbiamo messo in risalto la dimensione individuale di questi ragazzi, a prescindere dalla loro condizione temporanea di detenuti. Il nostro è un gruppo che si occupa di salute, legalità, ricerca e divulgazione di un modello culturale. Portiamo una possibilità a persone che hanno sbagliato sì, ma c’è una seconda opportunità che si può sempre dare». Parole di speranza che evidenziano l’importanza di dare a tanti giovani delle buone prospettive future: «Attraverso la consapevolezza che c’è di sviluppare il proprio futuro, gli abbiamo dato una speranza che i loro sogni possono realizzarsi».
Rieducazione e responsabilizzazione
Importante per la ricerca è stato anche il contributo della fondazione Francesca Rava, una onlus nata nel 2000 che aiuta bambini e ragazzi in difficoltà in Italia e nel mondo attraverso adozioni a distanza, progetti educativi e sanitari. «La rieducazione e la responsabilizzazione di questi ragazzi è un punto di partenza, li avvicina ai valori veri della vita più di quanto possano fare i giovani che sono fuori dal carcere, a volte più distratti – ha detto Mariavittoria Rava, presidente della fondazione – Questa ricerca fa riferimento a loro. Sono ragazzi che ti giudicano perché hanno sfiducia negli adulti. Quello che ci fu chiesto dal tribunale dei minorenni di Milano era di creare un ponte tra dentro e fuori, in modo da non farli sentire emarginati. Centinaia di dipendenti offrono loro esperienza, portiamo famiglie, giovani, corsi pratici e teorici che danno a questi ragazzi la sensazione di essere utili».

