Addio al museo di Escobar: il simbolo dei narcos diventa un bene per la comunità 

Addio al museo di Escobar: il simbolo dei narcos diventa un bene per la comunità 

La stagione dei souvenir dedicati a Pablo Escobar potrebbe essere arrivata al capolinea. A Medellín, la città che per decenni ha cercato di liberarsi dall’ombra del narcotrafficante, la magistratura ha confermato la confisca definitiva dell’ex museo dedicato al boss. La struttura, nel quartiere Las Palmas, era gestita dal fratello Roberto Escobar e, secondo le autorità, era stata acquistata con fondi illeciti provenienti dal narcotraffico. «Non possiamo permettere l’apologia del narcotraffico», ha scritto sui social il sindaco Federico “Fico” Gutiérrez, rivendicando la decisione come una vittoria simbolica nella battaglia per riscrivere la memoria della città. 

Fermare il “narcos tour” 

La struttura era stata chiusa la prima volta nel 2018 perché, oltre a non essere in regola, esaltava uno dei peggiori criminali della città. Il “museo” era una delle tappe del “narcos tour”, una delle attrazioni più popolari della cittadina colombiana, che prevedeva la visita di alcuni luoghi chiave della vita di Escobar: la sua tomba, la lussuosa Catedral, la prigione da lui fatta costruire in cambio della mancata estradizione negli Stati Uniti e una casa del boss bombardata dai suoi nemici. Un itinerario macabro, ma molto amato dai turisti. Il sindaco di Medellín aveva manifestato il suo dissenso nel promuovere e finanziare la cultura della malavita, sostenendo la necessità di spostare l’attenzione sulle vittime e sulla memoria. Il “museo” già nel 2018 era risultato mancante della necessaria autorizzazione legata al Piano nazionale del turismo. Si era inoltre dimostrata l’esistenza di presunte irregolarità nei permessi di costruzione dell’edificio. Nel 2023, la struttura è stata demolita per ordine delle autorità cittadine, in un’operazione che mirava, una volta per tutte, a respingere l’uso del territorio per attività illecite connesse al narcotraffico. 

I provvedimenti recenti 

Nel maggio 2026, la Sociedad de activos especiales (SAE), che si occupa per conto del ministero delle Finanze colombiano di amministrare i beni confiscati provenienti dalle attività illecite, ha diffuso un comunicato in cui ha confermato che il terreno che ospitava il “museo” è stato destinato a un’iniziativa sociale per la comunità e la società civile. La consegna dell’immobile è rientrata in un progetto chiamato “Beni che trasformano”: nella nuova sede saranno organizzate attività per la protezione, la formazione e la creazione di opportunità per i minori. 

Colombia e ‘ndrangheta 

La connessione tra la ‘ndrangheta e i cartelli del narcotraffico in Colombia si conferma una delle alleanze strategiche criminali più strutturate, stabili e longeve a livello globale. Le recenti indagini e le operazioni antimafia evidenziano come la criminalità organizzata calabrese continui a mantenere un ruolo egemone nell’importazione di cocaina in Europa, evolvendo costantemente le proprie strategie operative. Emissari e broker calabresi vivono in diverse parti dell’America Latina per trattare direttamente con i produttori e coordinare lo spostamento di alti quantitativi di droga.  

Il pioniere 

Il pioniere è stato Roberto Pannunzi, il “Pablo Escobar italiano”, come lo definivano le autorità colombiane. Tra i fiduciari di Escobar, già alla fine degli anni Ottanta, Pannunzi si era affermato come broker indipendente in Colombia, facendo da ponte tra il cartello di Medellín e i clan italiani di cosa nostra e della ‘ndrangheta. Risale al 2023 il sequestro più imponente di cocaina avvenuto a Gioia Tauro, una riconferma del carattere strutturato e incredibilmente remunerativo della connessione con l’America Latina: il carico era nascosto in un container di banane in arrivo dall’Ecuador. Dopo il passaggio nel porto calabrese, i 2.734 kg di cocaina pura avrebbero dovuto raggiungere sia porti italiani, sia all’estero: Armenia, Croazia, Grecia e Georgia. 

L’arresto di Federico Starnone 

È dell’agosto 2025 la notizia di un ulteriore passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata calabrese, quando in un elegante quartiere di Cali, in Colombia, è stato arrestato Federico Starnone, il boss originario di Locri e latitante di ‘ndrangheta su cui pendeva un mandato di arresto del tribunale di Reggio Calabria, oltre a una “red notice” dell’Interpol, la richiesta rivolta alle forze dell’ordine di tutto il mondo di individuare e arrestare provvisoriamente una persona in attesa di estradizione, consegna o provvedimento legale analogo. Starnone, secondo le accuse della Direzione antimafia, aveva un ruolo centrale in due strutture criminali: in Sudamerica, dove viveva in modo stabile, ricopriva IL ruolo di intermediario e referente del gruppo calabrese della città di Platì e contrattava con i narcos colombiani ed ecuadoriani. La cattura dell’uomo è legata alla maxi operazione della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia che negli scorsi mesi ha portato all’esecuzione di oltre 20 misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di far parte di associazioni finalizzate al traffico illecito di sostanza stupefacente, di cui due a carattere transnazionale. 

Il processo “Tre Croci” 

Nel gennaio 2026 la Corte di appello di Reggio Calabria ha disposto gli arresti domiciliari per Domenico Bartuccio, che era stato coinvolto nella complessa inchiesta “Operazione Tre Croci”, focalizzata su un vasto traffico internazionale di stupefacenti attraverso lo scalo di Gioia Tauro. L’organizzazione si avvaleva della complicità di operatori portuali e funzionari doganieri per consentire il passaggio di grandi quantità di cocaina proveniente dal Sud America. L’operazione, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha smantellato un sistema che si basava su un gruppo di “portuali infedeli” che in accordo con le cosche di ‘ndrangheta e narcotrafficanti internazionali, facevano uscire la droga dai container. Nato da un’inchiesta della guardia di finanza, il processo ha portato nel 2022 all’arresto di 36 persone e al sequestro di 4 tonnellate di cocaina. Quello concluso nel 2026 è il processo celebrato con il rito abbreviato, dove era imputato anche il campano Raffaele Imperiale, oggi pentito, ma considerato uno dei più importanti broker internazionali di cocaina.