Piantedosi: «La sicurezza non si fa al buio. Basta strumentalizzare chi indossa una divisa» 

Piantedosi: «La sicurezza non si fa al buio. Basta strumentalizzare chi indossa una divisa» 

I vicoli stretti di Viterbo e le sue piazzette medievali hanno fatto da sfondo a “Ombre”, il festival che da anni raduna giornalisti, scrittori, politici e figure che si sono distinte nel contrasto alla criminalità. Nel cortile del palazzo dei Priori, tra le tante iniziative che hanno animato la città, si è svolto l’incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Con lui la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, Felice Romano del Siulp, il principale sindacato della polizia, e a moderare è stata Federica Angeli, giornalista sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia romana. Il tema al centro del confronto è stato uno dei più sensibili: la sicurezza. Un dialogo intenso che ha ribadito un concetto chiave: prevenzione e rigenerazione urbana non sono elementi accessori, ma parti integranti della sicurezza quotidiana. 

«Manifestare sì, strumentalizzare no» 

Le giornate del 19 e 20 luglio 2026 sono state segnate da tensioni e proteste dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un’operazione di polizia. Le manifestazioni a Bologna sono state particolarmente dure, tanto che Piantedosi ha commentato senza esitazioni: «Non è grave manifestare per chiedere chiarezza, ma la situazione sta degenerando. È una vicenda triste, che ci dispiace e che deve farci interrogare su cosa si può fare. Sarebbe necessario però avere un atteggiamento più sobrio». Il riferimento era agli esponenti della sinistra che, secondo il ministro, avrebbero alimentato tensioni evitabili. Piantedosi ha ricordato anche l’uso delle bodycam da parte degli agenti: «Sono strumenti facoltativi introdotti dal governo Meloni che gli agenti quel giorno indossavano. Dimostrano che non si voleva operare tra le tenebre: i dispositivi sono stati messi subito a disposizione della procura». 

«Chiamati dai cittadini: non c’è stata pregiudiziale» 

Ribadendo la fiducia nella procura di Bologna, Piantedosi ha sottolineato un punto decisivo: «Gli agenti non sono intervenuti con un pregiudizio alla base, ma sono stati chiamati dai cittadini che vedevano la loro sicurezza minacciata. C’era stata violenza verso alcune auto parcheggiate e nel frattempo era stato allertato anche il 118». Il ministro ha poi ricordato un provvedimento del governo che: «Consentirà agli agenti di non essere inseriti nel registro degli indagati, ma in un registro separato. Non è un’immunità, non riguarda solo la polizia: è una tutela in più per chi ha agito per necessità». 

«Le istituzioni non possono soffiare sul fuoco» 

Sul tema è intervenuto anche Felice Romano: «La gravità di alcune dichiarazioni collegate alla tragedia, quando provengono da istituzioni, rischia di rompere il patto sociale alla base della convivenza civile. Ogni cittadino può esprimere un giudizio forte, ma le istituzioni no». Romano ha ricordato un dato significativo: «Subiamo un’aggressione ogni tre ore in Italia nelle attività di controllo del territorio. Quei due poliziotti sono stati chiamati da cittadini che vedevano comprimere i loro diritti». Ha aggiunto dettagli sull’intervento: «I colleghi non erano poggiati sul soggetto, ma sulle ginocchia, come dimostrano le escoriazioni riportate. Uno ha ricevuto un morso e gli sono stati dati dodici giorni di prognosi». E ha concluso: «Siamo sereni sulla nostra professionalità. Non siamo infallibili, ma non ci sottraiamo: quando c’è un errore, ci autodenunciamo». 

«Sicurezza come coesione sociale» 

La sicurezza non è un tema che riguarda solo la politica nazionale, ma anche quella europea. A spiegarlo è stata Antonella Sberna: «Spesso gli interventi sono inseriti in programmi che sembrano non riguardare la sicurezza, ma non è così». Il riferimento è alle politiche di coesione, che assorbono un terzo del bilancio dell’Unione europea e includono la riqualificazione urbana, la creazione di impianti sportivi e nuovi spazi per i giovani. «Molte associazioni giovanili ci hanno confermato che questo approccio funziona» ha detto Sberna citando anche il “diritto a restare”: «Si lavora per evitare che le persone abbandonino territori difficili, sovrappopolati o sottopopolati. Lo si fa con infrastrutture, interconnessioni e responsabilità condivise tra Stati e regioni». 

«Il modello Caivano funziona, lo estendiamo» 

Al centro del dibattito anche il modello Caivano, diventato simbolo della strategia del governo contro la criminalità organizzata. «Quello che abbiamo fatto a Caivano è stato efficace, un vero intervento di riqualificazione sociale. I sindaci ci dicevano che avevamo spostato la criminalità altrove perché da lì se ne andava – ha sottolineato Piantedosi – Con il provvedimento “Caivano bis” sono stati individuati altri otto o nove territori dove replicare il modello». 

«Combattiamo i trafficanti senza perdere umanità» 

Il ministro ha rivendicato anche i risultati sull’immigrazione: «Quest’anno la riduzione è del cinquanta per cento. Lo scorso era già meno sessanta. Stiamo contrastando i criminali con un approccio che non mette da parte l’umanità». Ha ricordato gli interventi a Lampedusa: «Quando sono arrivato, le fogne del centro di accoglienza erano rotte. Abbiamo sanificato, bonificato e ampliato la struttura, con una politica pragmatica e non ideologica». Sberna ha aggiunto un punto centrale: «Con il nuovo regolamento sui rimpatri abbiamo cambiato rotta. È stato approvato in poco più di un anno, un tempo record. Permetterà di dare asilo a chi ne ha bisogno, ma chi viene per delinquere deve avere un percorso di rimpatrio unico per tutti gli Stati membri». 

«La sicurezza è precondizione dello sviluppo sociale» 

Una domanda di Federica Angeli ha aperto il tema del rapporto tra giovani e criminalità. Romano ha risposto: «Serve una riflessione culturale. Quando eravamo ragazzi avevamo il culto del rispetto dell’autorità, oggi non più. Le responsabilità sono della stampa, delle istituzioni e dei singoli. Dovremmo ricordare che la sicurezza è la precondizione per lo sviluppo sociale, economico e politico dei territori».