Emergenza mafia a Latina: la Commissione parlamentare antimafia arriva in città 

Emergenza mafia a Latina: la Commissione parlamentare antimafia arriva in città 

Il 21 luglio 2026 la Commissione parlamentare antimafia è arrivata a Latina per una giornata di audizioni che ha assunto fin da subito un valore particolare. Non una visita ordinaria, né un passaggio formale nel calendario istituzionale: la presenza della presidente Chiara Colosimo e dei commissari ha segnato la volontà di riportare l’attenzione nazionale su un territorio che, negli ultimi anni, è diventato uno dei fronti più complessi del centro Italia sul piano della criminalità organizzata. Una provincia dove le mafie non si manifestano con i codici tradizionali del Sud, ma con una capacità di mimetizzazione che rende più difficile riconoscerle, contrastarle e prevenirle. 

Latina non è più una “zona grigia” 

Le audizioni con procura, questura e guardia di finanza hanno confermato ciò che le indagini degli ultimi anni avevano già mostrato: Latina non può più essere considerata una “zona grigia”. Le operazioni contro i clan rom, le infiltrazioni nel settore dei rifiuti, i processi per narcotraffico ed estorsioni hanno delineato una presenza criminale strutturata, capace di muoversi tra economia legale e illegale con una rapidità che sorprende persino gli investigatori. Nel territorio convivono gruppi diversi: famiglie rom radicate da decenni, reti legate alla camorra, presenze della ’ndrangheta e una criminalità locale che ha imparato a replicare metodi mafiosi. Non un’unica organizzazione dominante, ma un mosaico di poteri che si adattano e si sovrappongono. 

Economia e appalti 

Uno dei temi centrali affrontati dalla Commissione è stato il rapporto tra mafia ed economia. Latina è un territorio dove il denaro circola velocemente: edilizia, logistica, ristorazione, commercio, servizi. Settori che rappresentano un terreno fertile per chi cerca di riciclare capitali o acquisire controllo attraverso prestanome e società di comodo. Le infiltrazioni non avvengono solo con la violenza, ma con la capacità di inserirsi nei vuoti amministrativi, nelle fragilità delle imprese, nelle difficoltà di chi non riesce ad accedere al credito. È un modello che punta a radicarsi, non a farsi notare, e che richiede una risposta istituzionale più solida e coordinata. 

La vulnerabilità sociale  

La Commissione ha dedicato ampio spazio anche alla dimensione sociale. Quartieri come il Nicolosi, il Q4 e alcune aree periferiche sono stati indicati come luoghi dove la marginalità crea terreno fertile per il reclutamento. Non si tratta solo di povertà economica, ma di assenza di servizi, dispersione scolastica, mancanza di opportunità. «La prevenzione non è un concetto astratto — ha ricordato Colosimo — ma un investimento concreto in istruzione, sport, spazi di comunità». Un messaggio che richiama quanto già emerso in altre visite della Commissione: senza politiche sociali, la repressione non basta. 

Le fragilità delle istituzioni locali 

La giornata del 21 luglio ha coinvolto anche il Comune e la Provincia. Gli amministratori hanno illustrato i progetti in corso per rafforzare la legalità, ma la Commissione ha chiesto maggiore continuità e coordinamento. Latina è una città che negli ultimi anni ha vissuto instabilità politica, commissariamenti e cambi di maggioranza: un contesto che può favorire l’ingresso di soggetti che approfittano delle fragilità istituzionali. L’invito è stato chiaro: servono uffici tecnici più solidi, controlli sugli appalti e una capacità amministrativa che non lasci varchi. 

Le parole della presidente Colosimo 

La presidente della Commissione ha parlato con toni netti: «Latina è un territorio che non può essere lasciato solo. Qui la criminalità non si vede, ma c’è. E quando non si vede, è più pericolosa». Colosimo ha sottolineato la necessità di un lavoro congiunto tra procure, forze dell’ordine e amministrazioni, ricordando che la provincia pontina è una delle aree più esposte del Centro Italia. «Non siamo qui per una visita simbolica — ha detto — ma per costruire un percorso stabile di monitoraggio». 

La voce della società civile 

La Commissione ha voluto incontrare anche associazioni e realtà del territorio. È emerso un quadro di grande vitalità civile: gruppi che lavorano con i giovani, centri antiviolenza, associazioni antimafia, parrocchie, cooperative. Realtà che spesso suppliscono a mancanze strutturali e che chiedono allo Stato di essere presente non solo con le indagini, ma con politiche di lungo periodo. «Latina non è una città perduta — ha detto un rappresentante di una associazione — ma una città che ha bisogno di essere ascoltata». 

Un impegno che non si chiude  

La visita del 21 luglio non si è conclusa con annunci, ma con un impegno: tornare. Latina è un territorio dove la criminalità organizzata non si manifesta con i codici della tradizione mafiosa, ma con una forma di mimetismo che richiede attenzione costante. La Commissione ha riconosciuto che la provincia pontina è oggi uno dei fronti più delicati del Paese: un luogo dove la legalità deve essere difesa ogni giorno, e dove la presenza dello Stato deve essere visibile, credibile e continua.