Un anno di #Noi Antimafia, parola agli autori 

Un anno di #Noi Antimafia, parola agli autori 

Questo è il racconto vivo di come l’impegno per la legalità si traduca in un mestiere difficile e necessario: il giornalismo. Per i redattori di #Noi Antimafia, che hanno intrapreso questo percorso a partire dalla formazione, la lotta alla criminalità si articola nel principio di legalità, comunità e competenza. Scrivere un articolo è una costante sfida e un percorso di crescita, che trasforma un ideale in un lavoro che porta a “consumarsi le suole delle scarpe”, superando le difficoltà nel trovare una notizia e nel destreggiarsi tra i caratteri diversi del team. L’Antimafia, qui, è l’atto civile di documentare e narrare, attraverso rubriche specifiche come le “interviste sotto scorta”, onorando il ricordo di figure storiche della lotta alla mafia come Siani, Falcone e Borsellino. Dimostrare di essere un giornale che “vale e ha talento da vendere” è il modo più concreto per svegliare le coscienze, tenere alta la guardia e non dimenticare la necessità di un’informazione etica.

Intervista a Elena Elena Camellini 

Come hai conosciuto Noi e cosa ti ha spinto ad entrare e partecipare al progetto di questo mensile?

«Ho conosciuto l’associazione #Noi Antimafia quando è nata a sostegno della giornalista di Repubblica Federica Angeli che seguivo già da tanti anni. Sono affetta da una “rara malattia” che si chiama: “credo nell’antimafia”, dunque da tutta la vita sono dentro a tutto ciò che riguarda questa lotta. Ho partecipato al corso di educazione all’informazione promosso dall’associazione nel 2023, una volta terminato sono entrata nel gruppo ufficio stampa, agli albori, quando il nostro non era ancora un mensile ma scrivevamo per i social e per esercitarci. Il giornale non è mio ma per me è come se lo fosse perché è nato grazie alla nostra squadra, al nostro gruppo, alla collaborazione e al nostro credo nella legalità. Tengo alla nostra testata con tutta me stessa e sono onorata di farne parte». 

Come nasce l’idea per l’articolo: sono proposte personali o si segue una linea? C’è un articolo al quale sei più affezionata o che ti ha segnata in modo particolare?

«Si segue una linea, in questo anno a me è stata assegnata una rubrica in particolare, che si chiama “interviste sotto scorta”. L’incarico specifico mi è stato dato dal capo redattore, infatti in generale lei assegna i pezzi, ma abbiamo la grande fortuna di poter proporre idee per gli articoli che ci piacerebbe realizzare. Quasi sempre le nostre proposte vengono accettate, salvo che non siano troppo vecchie quindi già sorpassate. Un pezzo al quale sono molto affezionata sicuramente è la recensione del libro “Donnaregina” di Teresa Ciabatti che include anche la sua intervista». 

Come hai vissuto quest’anno in redazione, anche nel confronto con gli altri ragazzi? Quanto ti ha aiutato a crescere il lavoro di squadra? 

«Quest’anno per me è stato un caleidoscopio di emozioni, esperienze e sfide. Partivo dal non sapere nemmeno che ci volesse lo spazio dopo la virgola, io venivo da un altro mondo, quello della letteratura, dei libri, scrivevo post per me stessa, su questi argomenti. Ho imparato tanto su me stessa, sul quanto sia possibile superare i propri limiti con le giuste basi di formazione e tanto sacrificio e impegno. Sicuramente sono state fondamentali la presenza, la guida e il sostegno di Federica Angeli che ha creduto in me dall’inizio e tutt’ora è al mio fianco, anche quando penso di non essere capace e che vorrei mollare. Valerio Onorati è con me fin dall’ inizio e anche la sua presenza è importantissima per me. Il lavoro di squadra, il gruppo, il sostegno per quello che mi riguarda è imprescindibile, ci sono stati momenti nei quali è mancato e la differenza si è sentita, poi ci siamo riassestati e abbiamo lavorato alla grande. Abbiamo tanti caratteri diversi e stili di lavoro differenti dunque è una sfida a volte incastrare il tutto. Essere un “Noi” ti da la consapevolezza che quando si è insieme, se si cade, ci si rialza e ci si sostiene a vicenda». 

Dove pensi ti porterà questa esperienza in futuro? Che tipo di formazione ti sta offrendo? 

«La formazione che offre questa esperienza è impossibile da misurare, sto imparando a fare un mestiere, quello della pubblicista, tante persone fanno anni e anni di percorsi più disparati per riuscirci, io ho questa possibilità. Mi sento sempre più indietro rispetto ai miei colleghi e molto spesso non all’altezza. Con tanto impegno sono arrivata a scrivere articoli che mai avrei pensato di essere capace di realizzare e spero, con tanta umiltà di farlo sempre al meglio. Dove mi porterà non lo so, per ora mi ha portata in un ambiente a volte ostile come è quello del giornalismo ma che amo e che per me è casa, per ora questo mi basta, non ho mire di arrivismo». 

Che tipo di difficoltà hai riscontrato tipiche del mondo del giornalismo, e come le hai contrastate?

«Le difficoltà maggiori le ho riscontrate nel reperire le persone da intervistare, in tutta sincerità è stato realmente complicato, sia trovare i contatti sia fissare le date, con fatica e con l’aiuto della squadra sono riuscita, non in tutto ma in buona parte. L’altro aspetto che mi ha molto colpita è stato l’aver a che fare con le lamentele post pubblicazione delle interviste, mi riferisco alle richieste degli intervistati. Anche qui con l’aiuto del team sono andata avanti. Un’altra piccola sfida per me è stata quella di riuscire a stare nelle battute previste per i pezzi perché sono logorroica e imparare il “taglia e cuci” è stato faticoso». 

Puoi descrivermi in tre parole #NOI

«Dico sempre che il lavoro mi campa e il giornale mi dà la vita. Dunque dico: vita, soddisfazione e collaborazione». 

Cosa rappresenta per te questo primo anniversario del mensile? Quale pensi sia stato il tuo contributo per Noi?

«Questo anniversario è importantissimo, abbiamo costruito qualcosa di immenso. Siamo riusciti a creare dal nulla o quasi una testata giornalistica con pezzi incredibili, contributi di persone eccezionali che hanno fatto la storia della lotta alla mafia. Abbiamo un meraviglioso podcast. Siamo stati grandi. Dobbiamo continuare e migliorare sempre di più. Non dandola vinta a chi dice che siamo poco più di un blog. Siamo un giornale e noi siamo giornalisti e pubblicisti che valgono e hanno talento da vendere e soprattutto crediamo ancora in quell’ideale della lotta alla mafia del quale parlavano Giancarlo Siani, Don Peppe Diana, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri, sulle loro orme andiamo avanti. Onestamente non so dire se io abbia contribuito in qualche modo al giornale. Dovrebbero dirlo altri, ho troppa poca autostima per farlo io. Posso dire quello che “Noi” ha dato a me cioè la spinta per andare avanti e vivere». 

Intervista a Valerio Onorati 

Come hai conosciuto Noi e cosa ti ha spinto ad entrare e partecipare al progetto di questo mensile?

«Io mi definisco un veterano perché sono stato uno studente del corso organizzato dall’associazione #Noi nel 2020 – facemmo una prova sul campo con le mascherine, ancora la ricordo. Quindi ho sempre fatto parte di #Noi, poi ho continuato il percorso all’interno dell’associazione: prima con l’ufficio stampa e poi con il mensile. Ho iniziato per spirito di servizio e collaborazione – ancora non volevo fare il giornalista – ma poi il percorso si è evoluto in modo diverso». 

Come nasce l’idea per l’articolo: sono proposte personali o si segue una linea? C’è un articolo al quale sei più affezionata o che ti ha segnata in modo particolare? 

«Ricordo il primo in assoluto, riguardo il Ddl Nordio – la stretta sulle intercettazioni -, lì il dibattito si era fatto molto acceso e si metteva in discussione il Governo sul piano dei contenuti. Scrivere un articolo sul dibattito che si era creato è stato veramente forgiante. Poi l’intervista alla Bruzzone, l’intervista più emotiva che ho fatto, mi sono relazionato con una persona di un calibro importante e lo ricorderò per sempre». 

Come hai vissuto quest’anno in redazione, anche nel confronto con gli altri ragazzi? Quanto ti ha aiutato a crescere il lavoro di squadra?

«È un’esperienza stupenda perché si impara ogni giorno. Iniziando, non sapevo fare nulla, non avevo mai scritto un articolo poi con il tempo ho imparato veramente tanto. Le difficoltà ci sono state ma le abbiamo sempre superate anche grazie al lavoro di squadra – anche questo insegna la redazione, a lavorare insieme in un clima di collaborazione». 

Dove pensi ti porterà questa esperienza in futuro? Che tipo di formazione ti sta offrendo?

«Non lo so, spero molto lontano. Credo che questa esperienza mi dia assolutamente le carte giuste per farlo: in redazione impariamo a scrivere, a fare ufficio stampa di un’associazione, usciti da questa esperienza sapremo fare di tutto. Il nostro stile è del giornalismo che si consuma alle suole delle scarpe». 

Puoi descrivermi in tre parole #NOI

«Legalità – il principio che ci muove -, comunità – perché senza una comunità quel principio non potrà mai attuarsi -, competenza – perché il nostro sogno è formare i professionisti di domani a partire dal saper fare con giudizio». 

Cosa rappresenta per te questo primo anniversario del mensile? Quale pensi sia stato il tuo contributo per Noi?

«Io ho un ricordo, il 25 settembre dello scorso anno, ero a Roma durante una manifestazione. Erano passati dieci giorni dopo il primo articolo. Ad un anno di distanza mi ricordo quel ragazzetto sparuto in mezzo a quei cronisti esperti, penso alla rete di contatti che ho potuto creare… insomma, penso a un percorso di crescita continuo. Un percorso bello». 

Intervista a Chiara Palumbo 

Come hai conosciuto Noi e cosa ti ha spinto ad entrare e partecipare al progetto di questo mensile? 

«Ho conosciuto #Noi tramite Elena Camellini. Io facevo già la giornalista di spettacolo, poi mi è capitato di incontrare Federica Angeli a Milano e mi è sembrato interessante aprire quella porta che professionalmente non avevo mai sviluppato – ovviamente inserendo un po’ di me, con i miei approfondimenti culturali».

Come nasce l’idea per l’articolo: sono proposte personali o si segue una linea? C’è un articolo al quale sei più affezionata o che ti ha segnata in modo particolare?

«La risposta più banale sarebbe “il prossimo” perché mi piacerebbe sempre fare di meglio. Per ora sono molto affezionata alla puntata del nuovo podcast, con una componente umana molto importante per me – raccontata con la voce di Claudia Pinelli che è una persona a me molto cara. Risponde molto alla linea di #Noi, quella dell’educazione alla legalità». 

Come hai vissuto quest’anno in redazione, anche nel confronto con gli altri ragazzi? Dove pensi ti porterà questa esperienza in futuro? 

«È un’esperienza che mi insegna tanto. Ho sempre fatto la vita da collaboratore mentre qui mi sento più coinvolta in redazione. Mi ha messo molto alla prova ma è un bello stimolo, sto imparando da tutti. non so dirti dove mi porterà ma sto imparando ad acquisire gli strumenti del giornalista sul campo. Occuparsi di cultura ti mette in una posizione più morbida, invece l’approccio da giornalista d’inchiesta ti richiede di sporcarti di più le mani – conservando una postura umanamente attenta. Credo che così sulla lunga si ottenga di più. Spero mi porti il più lontano possibile». 

Puoi descrivermi in tre parole #NOI 

«Questa cosa è sempre faticosa! Usiamo tre concetti che mi è più comodo: stare sul campo, educazione alla legalità e stimolo».

Intervista a Beatrice Elisa Pozzo

Come hai conosciuto Noi e cosa ti ha spinto ad entrare e partecipare al progetto di questo mensile?

«Ho scoperto di questa associazione grazie alla mia professoressa di italiano del biennio, Teresa Di Blasi, che lavora da molto a stretto contatto con l’antimafia e che ha spinto la classe a partecipare al talent. Da lì mi sono interessata al giornalismo durante il corso, vinto come premio, e quindi ho colto l’occasione di lavorare per il mensile».

Come nasce l’idea per l’articolo: sono proposte personali o si segue una linea? C’è un articolo al quale sei più affezionata o che ti ha segnata in modo particolare? 

«Io partecipo da relativamente poco a questo progetto e per questo ho solitamente seguito una linea sugli articoli che mi consigliavano gli altri giornalisti. Nell’ultimo periodo, avendo appreso meglio il funzionamento del mensile, volendo potevo tranquillamente presentare proposte personali da discutere con la redazione. Direi che tutti gli articoli scritti su Noi mi colpiscono e mi aiutano a capire meglio come funzioni oggi la mafia in Italia e come sia stata in passato. Se dovessi dire un articolo che mi ha colpita nello specifico probabilmente direi l’intervista fatta a Berardi Giovanni ,il figlio del maresciallo Rosario Berardi assassinato dalle brigate rosse che avevo svolto con alcuni compagni di classe per il corso».

Come hai vissuto quest’anno in redazione, anche nel confronto con gli altri ragazzi? Quanto ti ha aiutato a crescere il lavoro di squadra?

«Io personalmente, vivendo a Torino, non ho purtroppo avuto l’occasione di lavorare di persona con gli altri ragazzi, anche se la comunicazione online mi ha comunque aiutata a conoscere meglio il mondo del giornalismo e a conoscerli in parte. Questo anno in redazione mi sono trovata molto bene e mi ha fatto piacere lavorare anche con altri ragazzi più giovani che si trovavano più o meno nella mia stessa situazione e che quindi spesso facevano nuove esperienze, il che mi aiutava anche a comprendere meglio come mi sarei dovuta comportare quando sarebbe toccato a me».

Dove pensi ti porterà questa esperienza in futuro? Che tipo di formazione ti sta offrendo?

«⁠⁠Forse per me è un po’ presto per pensare già ad una carriera futura, però in ogni caso, se scegliessi di fare la giornalista o meno, ritengo che questa esperienza sia stata utile sia ad insegnarmi come approcciare una nuova possibilità lavorativa che ad aprirmi più strade in futuro dove potrebbero tornarmi utili tutte le cose che sono riuscita ad imparare quest’anno».

Che tipo di difficoltà hai riscontrato tipiche del mondo del giornalismo, e come le hai contrastate?

«Ho riscontrato qualche difficoltà a gestire gli impegni personali e le consegne, infatti nonostante non avessi mai troppo lavoro da svolgere in tempi brevi, spesso riuscire a organizzarmi con la scuola per avere il tempo di scrivere gli articoli diventava complicato. In ogni caso organizzandomi meglio sono riuscita a seguire quasi sempre le consegne».

Puoi descrivermi in tre parole #NOI

«Se dovessi descrivere #Noi in tre parole direi legalità, che è il fine del progetto, collaborazione, perché è grazie a questa che riusciamo a portare avanti un’iniziativa così bella e cambiamento, perché Noi riesce a trasformare anche i beni appartenuti alla mafia in qualcosa di bello». 

Cosa rappresenta per te questo primo anniversario del mensile? Quale pensi sia stato il tuo contributo per Noi?

«Per me questo rappresenta un anno di esperienza e di crescita personale, perché penso che questo progetto mi abbia resa più responsabile e più coerente riguardo ad argomenti che pensavo non mi toccassero e che invece ci sono, per quanto cerchino di nascondersi. Intanto spero di essere riuscita a portare un contributo all’associazione, per quanto piccolo, e penso che questo potrebbe essere aiutare a ingrandire un progetto che si espande lentamente con ogni nuovo ragazzo che sceglie di stare dalla parte della legalità».