Sono poche le proposte di legge in grado di unire maggioranza e opposizione. Eppure, nel nome della lotta contro la mafia, questo è successo il 1 luglio alla Camera, con l’approvazione all’unanimità la pdl “Liberi di scegliere”. Nessun contrario, nessun astenuto, 250 voti favorevoli. Presentata il 12 novembre 2025, il testo rappresenta un piccolo grande passo per la tutela dei minorenni cresciuti in famiglie avvelenate dalla cultura mafiosa. Queste vengono infatti definite nel testo, a tutti gli effetti, “famiglie maltrattanti”, perché capaci di compromettere in modo grave e concreto l’integrità psicofisica dei figli. Il Parlamento interviene dopo anni di prassi giudiziarie che avevano visto protagonista il tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, che con il protocollo “Liberi di scegliere” ha sperimentato percorsi di allontanamento e ricollocazione dei minori fuori dai territori controllati dai clan.
Non solo repressione
La Commissione parlamentare antimafia, promotrice del lavoro, parte da un assunto: la lotta alle mafie non si esaurisce nella repressione penale, ma passa anche dalla prevenzione culturale. Intercettare i segnali di esposizione dei minori alla “contaminazione della sottocultura della famiglia mafiosa”, come si legge nel documento approvato, significa spezzare il ciclo di reclutamento che continua a coinvolgere adolescenti e giovanissimi, spesso destinati allo spaccio, alle estorsioni o persino ad azioni armate. Il testo richiama esplicitamente le recenti inchieste che mostrano come le organizzazioni criminali continuino a utilizzare i minori come manovalanza, mentre i vertici restano nell’ombra. Particolare attenzione è dedicata alle ragazze, spesso intrappolate in ruoli di subordinazione e destinate a perpetuare vincoli familiari e alleanze criminali attraverso matrimoni combinati.
I destinatari delle misure
La proposta individua tre categorie principali: i minorenni figli di indagati, imputati o condannati per reati di mafia o traffico di stupefacenti; i minorenni essi stessi coinvolti in tali reati; le vittime di violenza o intimidazione mafiosa. A questi si aggiungono i cosiddetti “giovani adulti”, fino ai 25 anni, che da minorenni hanno già intrapreso un percorso di allontanamento e desiderano proseguirlo. Infine, la legge tutela anche i genitori che decidono di rompere con il contesto mafioso pur non avendo i requisiti per accedere ai programmi di protezione destinati ai collaboratori di giustizia. Il testo chiarisce che queste misure si applicano solo quando non ci sono i presupposti per l’ammissione ai programmi speciali previsti dalla normativa del 1991 e dalla legge del 2018. Si tratta dunque di un intervento complementare, pensato per chi sceglie di sottrarsi alla mafia senza essere parte di procedimenti penali collaborativi.
Il supporto economico
Il cuore della legge è contenuto negli articoli 3 e 4, che definiscono le misure di protezione e di sostegno economico. Tra le prime figurano il trasferimento immediato in luoghi protetti, la vigilanza, l’uso di documenti di copertura e persino il cambiamento delle generalità, autorizzato dal ministero dell’Interno. Sono previste inoltre forme di supporto psicologico, percorsi scolastici e professionali, trasferimenti lavorativi per i genitori e strumenti di reinserimento sociale. La legge introduce un assegno periodico, l’alloggio, la copertura delle spese sanitarie e di trasferimento, l’accesso a mutui agevolati e il patrocinio a spese dello Stato anche oltre i limiti di reddito. La durata massima delle misure è fissata in due anni, prorogabili di sei mesi in casi eccezionali.
Il Comitato tecnico-scientifico
Per coordinare un sistema così complesso, l’articolo 6 istituisce un Comitato tecnico-scientifico presso il Dipartimento per la giustizia minorile. Sarà questo organismo a proporre le misure attuative, garantire il raccordo tra procure, servizi sociali, scuole, enti locali e il Servizio centrale di protezione. Una struttura pensata per superare le difficoltà operative che oggi gravano sui singoli operatori sociali, spesso esposti a intimidazioni e privi di risorse adeguate.
