Marsiglia sotto assedio: la DZ Mafia conquista quartieri, rapper e traffici criminali 

Marsiglia sotto assedio: la DZ Mafia conquista quartieri, rapper e traffici criminali 

Dal nostro inviato Valerio Onorati 

Il 2023 non è stato un anno come gli altri per Marsiglia. La città provenzale con più di 880mila abitanti si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia, dove nessuno ha potuto scegliere se partecipare o no a una sanguinosa guerra che ha visto nascere la DZ mafia. Un gruppo criminale strutturato, ben organizzato, che negli anni ha accresciuto il proprio potere accentrando nelle proprie mani una serie di attività illegali fino a proiettare la propria influenza al di fuori della Francia. Una storia recente, sì, ma che affonda le proprie radici in una storia criminale che ha proiettato all’estero l’immagine di una città periferica, quasi estranea al Paese transalpino, molto noto per la sua potenza, meno per i suoi problemi di sicurezza, ordine pubblico e presenza di criminalità organizzata. Abbiamo analizzato il problema con Davide Bremi, studioso della DZ mafia e tesoriere dell’associazione antimafia Crim ‘HALT.  

Dz, ovvero Dzayer 

“DZ” è l’abbreviazione di “Dzair” o “Dzayer”, cioè “Algeria” in arabo algerino/darija e in alcune traslitterazioni berbere. Per questo la DZ Mafia viene spesso associata a giovani criminali di origine algerina dei quartieri nord di Marsiglia.  Il nome però è più un marchio identitario che una vera indicazione geografica: il gruppo è nato a Marsiglia, non in Algeria. Diversi analisti e inchieste francesi spiegano che la sigla serve a costruire un’immagine di potenza e appartenenza, un po’ come un “brand” criminale. Secondo alcune fonti investigative e giornalistiche, il nome sarebbe stato scelto perché gran parte dei membri iniziali aveva origini algerine.  Va anche detto che molti esperti contestano l’uso del termine “mafia” in senso classico: la DZ è descritta più come una rete criminale fluida e molto violenta, legata al narcotraffico marsigliese, che come una mafia tradizionale sul modello siciliano o calabrese. 

La sfera d’influenza 

Marsiglia può essere definita la capitale della criminalità organizzata francese, un territorio dove interi quartieri rappresentano delle vere e proprie basi operative della DZ Mafia. «Loro sono impiantati prevalentemente nel tredicesimo e quattordicesimo arrondissement di Marsiglia, ma c’è da dire che sono arrivati ben oltre – ha sottolineato Bremi – Si sono espansi molto in tutta la regione, a Lione, ad Avignone, a Nizza, dove ci sono state delle sparatorie che hanno portato a cinque morti negli ultimi giorni. Sono arrivati anche a Rennes e addirittura oltre confine, a Bruxelles». Una sfera di influenza molto vasta, anche se il gruppo non controlla tutto il perimetro in maniera omogenea, come lo stesso studioso ha tenuto a precisare.  

Fiumi di droga (e non solo) 

La principale fonte di guadagno da parte della DZ mafia rimane stabilmente la droga, che in Francia arriva anche tramite il porto di Marsiglia. Nonostante questo però, negli ultimi anni questo tipo di criminalità, sempre più strutturato e organizzato, sta ampliando i propri orizzonti: «Quando durante la guerra contro il clan rivale Yoda avevano capito che stavano vincendo, nel 2023 hanno iniziato a chiedere il pizzo, a fare estorsioni, soprattutto a dei rapper» ha detto Bremi. Ma non è finita qui: «È capitato che vendessero i propri servizi in quartieri di altre città: offrivano armi, uomini o addirittura knowhow per aiutare un gruppo criminale a sconfiggere i propri rivali. Non possiamo affermare però con sicurezza che si possa parlare di traffico di armi come un fenomeno strutturale del gruppo, anche perché a Marsiglia sono talmente reperibili che non c’è un egemone su questo settore». 

Voglia di rap 

Oltre a droga, armi e soldi, la DZ mafia sembra avere una vera e propria passione per il rap, facendo della discografia uno dei propri settori di interesse. «C’è stato un criminale che, una volta arrestato, ha dichiarato che la DZ mafia controllerebbe l’80% dei rapper francesi. Non sappiamo se sia vero, ma comunque hanno una presenza molto forte su quel mercato. Di recente sono stati fatti degli arresti e due cantanti, anche relativamente famosi, sono finiti in questura». Un rapporto ambiguo, dove chi non si piega alle logiche criminali subisce delle gravi conseguenze. Questo è stato il caso di A Ash, rapper Marsigliese che ha detto no a un tentativo di estorsione: «Gli hanno teso un agguato, hanno cercato di ucciderlo. Per un cambio di programma non era in macchina nel momento dell’attentato, ma il suo agente è stato ucciso» ha ricordato Davide Bremi. 

Personal branding 

Nel mezzo di guerre, spaccio, pizzo e controllo di vari territori, Davide Bremi ha cercato di dare una risposta a una questione fondamentale: possiamo chiamare “mafia” questi gruppi criminali? Su questo quesito la sua risposta è chiara: «Di certo tante sono le differenze con la mafia italiana: nella penisola la criminalità organizzata ha un livello di compenetrazione con società, economia e istituzioni che sono incomparabili rispetto alle cosche francesi. La DZ mafia investe poco nell’economia, non ha agganci con la politica, non ha il livello di controllo del territorio che hanno le mafie italiane neanche nelle aree di origine. Sono fenomeni molto diversi secondo me». E sull’uso della parola mafia nel nome dell’organizzazione, ha risposto prontamente: «Si tratta semplicemente di personal branding. Vogliono far paura, intimidire. Hanno scelto questo nome perché si sono ispirati alla Mocro mafia, organizzazione criminale attiva nei Paesi Bassi diventata molto potente. Visto che i loro capi sono di origine algerina, hanno scelto le lettere DZ perché sono le iniziali del Paese africano, accostando poi la parola mafia. Nulla di più». 

La risposta repressiva e i suoi limiti 

In una situazione così difficile, quali sono state le risposte dello Stato francese? «La prima reazione è stata repressiva: più poliziotti nei quartieri con l’operazione “Place nette xxl”, cioè piazza pulita xxl, pensata per “ripulire” le piazze di spaccio. I risultati però sono stati modesti». Lo dimostra un episodio emblematico che nel 2024 ha visto protagonista il presidente francese Emanuel Macron, in visita a Marsiglia per promuovere la misura: «In quel momento un membro di una gang ha telefonato illegalmente da un carcere a una radio locale, sfidando apertamente lo Stato e mostrando come i clan continuino a dirigere i propri affari anche da dietro le sbarre. Importante anche l’introduzione della Loi narcotrafic, introdotta nel 2025, ispirata al 41 bis italiani. «Fino al 2024 in Francia non era possibile proteggere chi si era macchiato di crimini di sangue, con la conseguenza che in pochi erano spinti a collaborare con lo Stato». Sono state aperte per di più due prigioni di massima sicurezza, anche se con delle falle nel sistema che ha raccontato lo stesso studioso: «un avvocato è stato arrestato per aver fornito la propria linea telefonica a un capo della DZ Mafia. Una strategia ancora troppo sbilanciata sulla sola repressione».