Quello di sabato 11 aprile, allo Spazio Vittoria di Roma, non è stato un semplice evento organizzato da Italia viva. “Le primarie delle idee” hanno segnato l’inizio di un percorso per costruire un programma condiviso da presentare al campo largo in vista delle elezioni del prossimo anno. Lo ha ricordato il padrone di casa, Matteo Renzi, che in apertura ha subito chiarito: “Qui si parte dalle idee, non dai nomi. È un percorso che comincia oggi e finirà il 30 settembre. Raccoglieremo tante proposte da presentare a tutta la nostra coalizione”. Tre ore di interventi in cui il tema della legalità e della lotta alla mafia non è mancato e che hanno trasmesso un messaggio politico netto: la stagione delle divisioni è finita, ora serve unirsi per puntare a una vittoria elettorale nel 2027.

Legalità e sicurezza
Intervistato da #Noi Antimafia, l’ex premier ha chiarito la sua posizione su sicurezza e legalità: «Il centrodestra ne ha parlato solo in campagna elettorale, mentre noi concretizzeremo questi temi. Oggi manca la certezza della pena, e questo ha permesso a criminali di commettere più volte reati, danneggiando le vittime e la credibilità delle istituzioni». Richiamando il caso del capotreno ucciso a Bologna il 4 gennaio 2026, colpito con un coltello all’addome da un uomo già noto alle forze dell’ordine, Renzi ha aggiunto: «Faremo ciò che il centrodestra non ha fatto: la sicurezza davvero».
La lotta alla mafia
Sul contrasto alla criminalità organizzata Renzi è stato diretto: «La lotta alla mafia è un argomento che Giorgia Meloni utilizza come coperta di Linus quando è in difficoltà». Ricordando la proposta di togliere la patria potestà ai condannati per mafia, pensata da don Luigi Ciotti, ha raccontando inoltre un aneddoto: «In Parlamento c’è stato un siparietto, perché la premier ha rilanciato questa proposta sia alla Camera che al Senato, dove Walter Verini le ha ricordato che si tratta dell’idea del noto sacerdote antimafia”.

“Follow the money”
Per Renzi la strategia per sconfiggere la mafia rimane quella basata sull’espressione resa nota da Giovanni Falcone “Follow the money”, segui il denaro, un principio che secondo lui «andrebbe recuperato». «La generazione di oggi non ha il modello mitologico del mafioso che aveva trent’anni fa, e questo è un bene perché vuol dire che quella stagione non c’è più e lo stato ha vinto» ha detto, ricordando però che: «Questo non permette di abbassare la guardia».
“Non usare la lotta alla mafia contro gli altri”
Il tema è tornato centrale dopo la foto dell’ex sottosegretario Delmastro con un membro della famiglia Caroccia, emissario del clan senese. In seguito allo scandalo, che ha provocato un terremoto tra le fila del principale partito di governo, la presidente del Consiglio ha invocato controlli antimafia per tutti i partiti. Su questa proposta Renzi non ha usato mezzi termini: «È evidente che la premier abbia qualche voce sul fatto che qualcuno dei suoi abbia combinato dei problemi, e credo che nei prossimi mesi questo emergerà. L’unica cosa è evitare di usare questo tema contro gli altri: la lotta alla mafia non è di una parte politica, ma dell’Italia intera».
Non solo Italia Viva
Nel palazzo a pochi passi dalla Corte di cassazione non si è riunito solo lo stato maggiore del partito centrista. Presenti anche esponenti dell’area riformista del Partito democratico, a partire da Marianna Madia, ex ministra della Pubblica amministrazione del governo Renzi. In sala anche Giorgio Gori, europarlamentare dem, e Lorenza Bonaccorsi, presidente del I Municipio di Roma. In prima fila c’era anche Riccardo Magi di +Europa. Volti che confermano l’obiettivo dell’iniziativa: parlare a tutto il campo progressista e ribadire che i centristi ci sono e «non vogliono accodarsi alle scelte degli altri partiti», come ha ricordato Teresa Bellanova, già ministra nel governo Conte II.
La ricetta riformista
Non semplici followers, ma una componente attiva del campo largo. «Penso che Pd, Movimento 5 Stelle e Avs facciano la loro parte, ma accanto a queste forze serve un profilo riformista», ha detto Renzi, lanciando subito la sua proposta: «Bisogna evitare di aumentare le tasse, nonostante qualcuno nella nostra coalizione lo dica. Bisogna affrontare il problema dei giovani che se ne vanno all’estero, dei ragazzi che non fanno figli, pensare a un piano per il dissesto idrogeologico e a una gestione efficace delle infrastrutture». Un progetto ambizioso, un vero e proprio cantiere che fino a settembre coinvolgerà un team di esperti e docenti universitari riuniti in un “comitato di garanti”, composto da cinque uomini e cinque donne. Otto invece i membri del comitato di indirizzo politico.
Guardare al futuro con gli occhi del passato
Il sogno dei riformisti di portare al governo le proprie idee non si è esaurito nel 2016, con la caduta dell’esecutivo guidato dall’ex sindaco di Firenze. Lo ha ricordato Marianna Madia: “Gli anni di governo del riformismo democratico sono stati i migliori esecutivi che l’Italia abbia avuto negli ultimi tempi. Oggi dobbiamo porci due domande, le stesse di allora”. Le domande sono: “Come sconfiggere la destra? E cosa deve fare chi ha a cuore questo obiettivo per riuscirci?”.

