La famiglia Caroccia: relazioni, affari e ombre criminali dietro il caso politico
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La famiglia Caroccia: relazioni, affari e ombre criminali dietro il caso politico


Più che una fotografia, è una chiave di lettura. L’immagine che nell’ottobre 2023 ritrae Andrea Delmastro Delle Vedove sorridente accanto a Mauro Caroccia, con al collo un fazzoletto “Da Baffo”, non è soltanto l’episodio che ha portato alle dimissioni del sottosegretario il 24 marzo 2026. È il punto di emersione di una rete più ampia, dove al centro si colloca la famiglia Caroccia: un nucleo che, secondo diverse risultanze investigative, rappresenta uno snodo tra economia legale, politica e ambienti criminali legati al clan Senese.

Un cognome che ritorna

Il nome Caroccia non compare per la prima volta nel 2026. Già nel 2020, nell’ambito dell’operazione “Affari di famiglia” della Direzione distrettuale antimafia di Roma, emerge come parte di un sistema articolato di riciclaggio, intestazioni fittizie e usura riconducibile al clan Senese. Al centro c’è Mauro Caroccia, oggi condannato in via definitiva a quattro anni per intestazione fittizia con aggravante mafiosa. Ma quello che interessa gli investigatori non è solo la sua posizione individuale, ma il contesto familiare: una struttura relazionale che, come spesso accade nei sistemi mafiosi, garantisce continuità operativa e protezione. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Caroccia, i rapporti con i Senese affonderebbero le radici in legami personali: la relazione tra suo fratello Daniele e Santina Senese, figlia del boss Michele Senese, detto “’O Pazz”. Un legame affettivo che si trasforma rapidamente in alleanza economica.

La famiglia come struttura operativa

Nel modello mafioso tradizionale, la famiglia non è solo un vincolo privato: è un dispositivo economico. Nel caso Caroccia, questo si traduce in una rete di attività — soprattutto nel settore della ristorazione — utilizzate, secondo gli inquirenti, come strumenti di reinvestimento e copertura. I locali riconducibili a questa galassia imprenditoriale seguono una traiettoria coerente: “Da Baffo”, “Baffo 2 Fish”, “Baffolona Burger” e infine la “Bisteccheria d’Italia”. Attività formalmente autonome, ma inserite in un circuito caratterizzato da passaggi societari frequenti, intestazioni a soggetti terzi e flussi finanziari difficilmente tracciabili. È qui che la dimensione familiare diventa decisiva: intestazioni a parenti, utilizzo di prestanome fidati, coinvolgimento diretto o indiretto dei figli. Un sistema che permette di aggirare controlli e garantire la sopravvivenza delle attività anche in presenza di indagini o condanne.

Il caso “Le 5 Forchette”: la nuova generazione

La nascita della società “Le 5 Forchette” nel dicembre 2024 segna un passaggio cruciale. Tra i soci compare infatti Miriam Caroccia, appena maggiorenne, che detiene la quota di maggioranza. La sua presenza non è marginale: rappresenta il passaggio generazionale di un modello consolidato. La giovane imprenditrice diventa formalmente il perno societario di un progetto che coinvolge esponenti politici di primo piano, tra cui lo stesso Delmastro e figure di Fratelli d’Italia come Elena Chiorino, vicepresidente del Piemonte, e Davide Zappalà, consigliere regionale. Questo assetto societario solleva dubbi rafforzati da un elemento chiave: la stessa Miriam Caroccia ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcuni passaggi societari che l’hanno resa unica proprietaria della società nel marzo 2026.

Il passamano delle quote

Dopo la conferma definitiva della condanna di Mauro Caroccia nel febbraio 2026, si assiste a una rapida riorganizzazione societaria. Le quote vengono cedute in sequenza fino a confluire interamente nelle mani di Miriam. Un’operazione veloce, opaca e — secondo alcune ricostruzioni — sostenuta da pagamenti in contanti. Questo tipo di dinamica è tipico dei sistemi di schermatura patrimoniale: spostare formalmente la proprietà per sottrarla a possibili conseguenze giudiziarie. Ancora una volta, il fattore familiare emerge come elemento strategico: la continuità dell’attività è garantita proprio attraverso il passaggio interno.

Il contesto: il modello Senese a Roma

Per comprendere il ruolo dei Caroccia, è necessario guardare al contesto più ampio. Il clan Senese, originario della camorra napoletana, ha costruito a Roma un modello operativo meno appariscente ma estremamente efficace. Niente violenza plateale: il controllo passa attraverso relazioni, investimenti e infiltrazione nei settori economici più permeabili, come la ristorazione. Bar, pizzerie e steakhouse diventano strumenti ideali per riciclare denaro, giustificare flussi di cassa, creare consenso sociale. In questo schema, famiglie come quella dei Caroccia svolgono un ruolo fondamentale: fungono da interfaccia tra economia legale e capitale illecito.

L’impatto politico

Il coinvolgimento di Giorgia Meloni, seppur indiretto, attraverso uno dei suoi uomini più vicini, amplifica la portata del caso. Le dimissioni a catena — da Delmastro a Giusi Bartolozzi fino a Daniela Santanchè — segnano il punto di rottura. In un contesto ancora tutto da chiarire, la linea difensiva sostiene che l’ingresso dei politici nella società sia avvenuto quando Mauro Caroccia risultava incensurato, configurando l’investimento come un gesto di sostegno economico a un oste in difficoltà. Tuttavia, questa ricostruzione non esaurisce le criticità. Come riportato dal giornalista Andrea Ossino, Delmastro avrebbe scoperto la bancarotta fraudolenta dell’azienda di Caroccia e anche i rapporti con la mafia, visto che alle spalle della bisteccheria “Da Baffo” c’era la stessa società che serviva a riciclare il denaro sporco.

Il sequestro del cellulare e la nuova pista d’indagine

L’inchiesta fa un passo avanti il 7 aprile 2026, quando la Dda di Roma sequestra il cellulare di Mauro Caroccia. L’obiettivo degli investigatori è quello di verificare se dietro i passaggi societari ci fossero accordi, pressioni o strategie di copertura non ancora emerse. Il telefono, ora nelle mani degli inquirenti, potrebbe chiarire chi parlava con chi e in quali momenti, soprattutto nei giorni in cui le quote venivano spostate tra familiari e soci politici. Verrà ascoltata anche la moglie di Caroccia, presente nello studio notarile di Biella quando la società è nata. La sua testimonianza è considerata importante per capire se la giovane Miriam fosse davvero consapevole del ruolo che le veniva dato.